PERSONAGGI ILLUSTRI DELLA CITTA' DI RIETI
A CURA DELL'ISTITUTO TECNICO INDUSTRIALE STATALE DI RIETI
"C. Rosatelli"
MARCO TERENZIO VARRONE
scrittore
(116-27a.C.)
ALUNNO:SATURNI MARCO - 4°Ce
La piena assimilazione e la rielaborazione
della scienza filosofica, antiquaria e scientifica di origine greca avviene in Roma a
opera del grande erudito e poligrafo Marco Terenzio Varrone, nato a Rieti nel 116 e morto
a Roma nel 27 a.C. Partecipò alla vita politica e fu dalla parte di Pompeo, che seguì
nella guerra contro Sertorio, in quella piratica e nella campagna contro Cesare: comandò
allora come legato le truppe pompeiane nella Spagna Betica, ma si arrese nel 49 a cesare,
che lo volle amico e lo propose alla direzione della prima biblioteca pubblica.
Il secondo triumvirato gli si mostrò ostile e lo proscrisse: ma fu graziato e poté
trascorrere tranquillamente nello studio il resto dei suoi giorni. Si fece seppellire
secondo il rituale pitagorico.
Un catalogo incompleto dei suoi scritti ci è stato tramandato per mezzo di san Girolamo:
ricostruendolo con altre testimonianze arriviamo a contare settantaquattro opere in
seicentoventi libri, delle quali possediamo soltanto cinque libri del De lingua latina e
il dialogo De re rustica. Elencando le principali conviene distinguerle in quattro
categorie: le opere di storia letteraria e linguistica, le opere antiquarie , le opere
didascaliche e le opere letterarie.
Le Imagines, in quindici libri, contenevano settecento ritratti di uomini celebri,
accompagnati da una breve epigramma e da un riassunto della vita; il De poematis era una
specie di trattato sulla poesia, nello schema delle artes retoriche; il De scaenicis
originibus verteva sulle origini della drammatica latina; il De comoediis Plautinis e le
Quaestiones Plautinae gettavano i fondamenti della critica plautina, riconoscendo
lautenticità di ventuno fra le centotrenta commedie che andavano allora sotto il
nome di Plauto. Il De antiquitate litterarum trattava dellalfabeto; il De origine
linguae Latinae delle origini della lingua.
Lopera linguistica di gran lunga più importante era il trattato in venticinque
libri; il De lingua Latina, composto fra il 47 e il 45: ci sono arrivati i libri V-X,
parzialmente mutili.
La più importante delle opere antiquarie era rappresentata dalle Antiquitates rerum
humanarum et divinarum ("Antichità umane e divine") in quarantuno libri, di cui
venticinque per le antichità umane e sedici per le divine. Dividendo gli argomenti in
sezioni (come de hominibus, de locis, de temporibus, de rebus, de deis), Varrone rifaceva
la storia dei popoli e dei costumi antichi e tracciava un quadro completo delle antichità
sacre.
Dal punto di vista religioso combatteva le fantasie dei poeti e cercava di interpretare la
religione tradizionale alla luce della teologia di Posidonio, che concepiva il cosmo retto
da unanima cosciente la cui parte più nobile è letere, che dà origine agli
dèi. Forse Cesare, a cui le Antichità divine sono dedicate, simpatizzava con questo
atteggiamento che riconduceva le varie religioni allunità dello spirito universale
da cui tutti gli dèi derivano.
Attinsero alle Antiquitates molti scrittori pagani e cristiani, principalmente
SantAgostino. Altri importanti scritti antiquari erano: De gente populi Romani
(storia mitica dal diluvio universale del tempo di Ogige, re di Tebe, al periodo della
monarchia in Roma), De vita populi Romani (la vita e lospirito della Roma antica), De
familiis Troianis (specie di ricerca araldica sui nomi di famiglie patrizie romane), Rerum
urbanarum (topografia di Roma), Aetìa (sullorigine di usanze strane).
La principale opera didascalica è De re rustica, scritta nel 37 e indirizzata alla moglie
Fundania in occasione dellacquisto del podere.
È divisa in tre libri dedicati rispettivamente a Fudania e gli amici Turranio Nigro e
Pinnio e consta di una serie di dialoghi tenute in date e luoghi diversi, con
interlocutori il cui nome richiama la materia trattata (come Vaccius, Vitulus, Merula,
Passer, ecc.).
Si discute nel 1° libro della coltivazione della terra (De agricoltura), nel 2° del
bestiame da pascolo (De re pecuaria), nel 3° degli animali da cortile e da vasca (De
villaticis pastionibus).
Varrone non ha in mente la piccola proprietà, ma parla ai ricchi possidenti e allevatori
amanti del guadagno e del lusso. Egli dimostra un sincero amore per la campagna e tenta di
esprimersi in una lingua corretta e, talora, artisticamente elevata.
Argomenti di scienza navale affrontava Varrone nelle opere De ora maritima, De aestuariis
ed Ephemeris navalis. Di diritto parlava nel De iure civili, di diritto e grammatica
antiquaria negli 8 libri di Epistolicae quaestiones, redatti appunto in forma epistolare.
Nei 9 libri di disciplinae (le nove scienze: grammatica, dialettica, retorica, geometria,
aritmetica, astronomia, musica, medicina e architettura) dava vita alla prima grande
enciclopedia latina e gettava la base della bipartizione medievale delle arti liberali in
"trivio" e "quadrivio" (le ultime due discipline non furono
riconosciute).
Di Varrone scrittore si devono citare principalmente le Sature Menippeae, composizione
miste di prosa e di versi a imitazione del filosofo cinico greco Menippo di Gàdara (del
III secolo a.C.); Varrone vi attese dall80 al 46 circa. Erano raccolte in
centocinquanta libri, dei quali non possediamo che circa seicento frammenti e un certo
numero di titoli (che sono latini o greci: talvolta a un titolo latino corrisponde un
sottotitolo in greco).
Varrone non mostra, nelle Menippae, di aderire in una determinata filosofia, anzi ritiene
che spesso le dispute dei filosofi siano "logomatie" o puri scontri verbali: e,
nonostante il suo ricollegarsi a Menippo, egli resta lontano dallanarchismo
rivoluzionario e dallastratto cosmopolitismo dei cinici greci, richiamandosi di
continuo al mos maiorum romano. Talvolta riesce anche a liberarsi, sia pure per un
momento, dalloratoria moralistica e a gustare disinteressatamente i multicolori
aspetti del mondo circostante: nascono così tratti descrittivi e lirici che toccano la
poesia: come la lode del vino definito hilaritatis dulce seminarium ("dolce
scaturigine di buonumore"), gli agili galliambi in onore di Cibele e i dimetri
anapestici di levità quasi catulliana per la gioia di un ritorno in patria.
Fra le opere letterarie vanno ancora ricordati i Logistorici, una raccolta di sessantasei
libri in ciascuno dei quali era introdotto un personaggio a ragionare di una determinata
questione (Atticus de numeris, Catus de liberis educandis, ecc.); il logistorico Pius aut
de pace conteneva cenni biografici su Sallustio. Varrone aveva inoltre raccolto le sue
Orationes in 25 libri, aveva scritto De vita sua e degli Annales di carattere cronologico.
Varrone è stato detto- rappresenta "lapogeo del sapere antico".
Già i contemporanei si resero conto dellimportanza della missione culturale da lui
intrapresa: i suoi lavori di carattere enciclopedico, importanti al concetto della
funzionalità della cultura, aprivano nuovi orizzonti nel panorama della ricerca
scientifica romana. La politica religiosa dei Cesari ha trovato la sua codificazione nelle
teologia varroniana; Virgilio ha potuto fondare il suo poema epico sulle ricerche
antiquarie varroniane e anche le Georgiche si ispirano a una dottrina di estrazione
varroniana.
Asinio Pollione nella biblioteca pubblica organizzata da Varrone volle vedere il suo busto
allineato tra quelli degli uomini insigni del passato, e questo quando ancora il Reatino
era vivo. La più bella lode a lui indirizzata si legge nel I libro degli Academica
Posteriora di Cicerone:"In questa nostra patria noi eravamo come ignari e stranieri;
i tuoi libri ci hanno ricondotto alla nostra casa antica. Tu della nostra gente ci hai
rivelato letà, le ripartizioni dei tempi, i santi riti del culto, i sacerdozi, il
costume domestico, la disciplina militare, i luoghi, la religione, i monumenti; di ogni
istituzione divina e umana i nomi, gli usi, le cause. Sui nostri poeti e sulle nostre
lettere latine quanta luce hai gettato! Alla nostra filosofi tu desti il principio,
suscitandone lamore, pur non esaurendone il compito". E la sua instancabile
attività di scrittore fu accusato di grafomania (homo polygraphòtatos lo definisce
Cicerone scrivendo ad Attico) e certo una produzione così vasta poco si prestava ad
unaccurata resa stilistica: su Varrone scrittore pesa, infatti, un giudizio
complessivo di trasandatezza espresso da Quintiliano.
La vastità della sua produzione fece dire a santAgostino: "Varrone ha letto un
si gran numero di libri che fa meraviglia come abbia potuto trovare il tempo di comporre
egli stesso: tutta via ne a composto così un gran numero che appena si comprende come
abbia potuto leggere tanti". Nel campo dellinformazione erudita non si poteva
prescindere dalla sua opera. Cicerone lo chiamava vir omni doctrina, Quintiliano lo
giudicava vir doctissimus Romanorum, nel IV secolo Simmaco lo definiva Romanae eruditionis
parens. Gli scrittori cristiani, quali Tertulliano, Lattanzio, Girolamo e Agostino, lo
ammirarono e riconobbero in lui un valido anello tra il mondo pagano e la nuova civiltà
cristiana.
Più che su chiunque altro dei Patres Latini Varrone ebbe influenza su santAgostino.
Il concetto che sorregge limmagine della città terrena nel De civitate Dei si basa
su opere intere di Varrone, quali le Antiquitates divinae, le Antiquates humanae e il De
gente populi Romani. Pare che intorno al 600 d.C. molte delle opere maggiori di Varrone
fossero scomparse: si ritiene che già Isidoro di Siviglia conoscesse interi soltanto i
libri che noi oggi possediamo ancora. Sul tramonto del Medioevo il dotto Giovanni di
Salisbury, degno seguace di Bernardo di Chartres per lamore della classicità, aveva
parole di alto elogio per Varrone: Inferior nulli Graecorum Varro fuisse/scribitur, hunc
patrem Roma vocare solet;/plura quidem nullus scripsit, nullus meliora.
Allinizio del Rinascimento Petrarca nel Trionfo della Fama assegna a lui, "il
gran lume romano", il terzo posto accanto a Cicerone e Virgilio, quale guida del
sapere alle generazioni umane.
Nostro concittadino, Benedetto Riposati, che con i suoi studi varroniani ha contribuito a
mantenere vivo linteresse per lautore e per le sue opere nel mondo della
cultura.
In occasione del bimillenario della morte di Varrone si sono avute a Rieti, nel settembre
1974, solenni celebrazioni, con lintervento del capo dello Stato, senatore Giovanni
Leone. Si è avuto, in oltre, a Rieti dal 22 al 26 settembre 1974, un congresso
Internazionale di studi varroniani, con lintervento dei più insigni latinisti
italiani e stranieri, studiosi della grande personalità di Varrone.
Una statua in bronzo di Varrone, opera dello scultore Bernardino Morsani, è stata
collocata nei giardini di Piazza Oberdan, testimonianza tangibile dellamore della
città di Rieti per il suo figlio illustre.