PERSONAGGI ILLUSTRI DELLA CITTA' DI RIETI
A CURA DELL'ISTITUTO TECNICO INDUSTRIALE STATALE DI RIETI
"C. Rosatelli"
TITO FLAVIO VESPASIANO
IMPERATORE ROMANO
(9-79 d.c.)
Nacque nella sabina presso Rieti il 17 Novembre
dellanno 9 d.C. da Flavio Sabino e Vespasia Polla. Sposò Flavia
Domitilla che gli diede Tito, Domiziano e Domitilla.Era dorigini modeste : il nonno
paterno era stato centurione e poi esattore, il padre ricevitore dellimposta
doganale in Asia Minore e banchiere presso gli Elvezi; migliore la famiglia della madre
che vantava un senatore. Della sua educazione si occupò a Cosa la nonna Tertulla. Fu
tribuno militare nella Tracia; questore nella provincia di Creta e Cirene.
Sotto Caligola fu edile e pretore e si schierò apertamente dalla parte
dellimperatore nel conflitto tra questo e il Senato. Sotto Claudio fu legato della
legione II Augusta sul Reno nel 42 e dal 43 fino a circa il 47 nella Britannia, dove
condusse la sua legione di vittoria in vittoria sottomettendo due fortissime popolazioni e
lisola di Wight; per questo ricevette gli ornamenta triumphalia. Nel Novembre e
Dicembre del 51 fu console suffetto. Il periodo fino al proconsolato lo trascorse
nellozio e nel ritiro, perché, essendo stato protetto da Narcisso, temeva
lodio di Agrippina.
Esercitò il proconsolato dAfrica con severità e grande integrità, tanto che dopo
fu costretto a ipotecare al fratello tutti i suoi possessi e a fare il mercante di
schiavi per mantenere il rango. Nel 66, mentre era in Grecia al seguito di Nerone, cadde
in disgrazia, perché si era allontanato o addormentato mentre limperatore cantava
(non è chiaro se questo fosse avvenuto già prima a Roma).
Bandito dalla corte, si ritirò in una piccola città fuori di mano. Ma la situazione
gravissima nella Giudea indusse Nerone ad affidare il compito di soffocare la ribellione
giudaica a Vespasiano che aveva le qualità adatte e non destava preoccupazioni, dati i
suoi umili natali. Vespasiano, inviato avanti quale legato legionario il figlio Tito, si
recò per via di terra ad Antiochia e poi Tolemaide, dove si incontrò con Tito e operò
il concentramento di tutto il suo esercito, che comprendeva le legioni V Macedonia, X
Fretensis, XV Apollinaris e con le milizie ausiliarie e i contingenti dei re asiatici
ammontava a una forza di circa 60.000 uomini.
Ristabilita la disciplina, Vespasiano, riuscito vano il suo tentativo di indurre i Giudei
a rinunciare alla resistenza, iniziò la sottomissione della Galilea. Questa fu compiuta
con la campagna del 67 che ebbe due fasi, i cui episodi culminanti furono nella prima
lespugnazione, dopo lungo assedio durante il quale Vespasiano fu ferito, di Jotapata
(il condottiero nemico Giuseppe, il futuro storico, caduto prigioniero profetò a
Vespasiano limpero), nella seconda la conquista di Tarichea, di Giscala e
soprattutto di Gamala. Nel 67 inoltre con loccupazione della costa Vespasiano
tagliava Gerusalemme dal mare.
Trascorso linverno dal 67 al 68 nellammirazione del territorio e
nelladdestramento dellesercito, Vespasiano non ritenne opportuno muovere
senzaltro allattacco di Gerusalemme, come suggerivano i suoi ufficiali ma
volle lasciar produrre i suoi effetti alla guerra civile scoppiata nella città e
sottomettere prima il resto del territorio attorno alla capitale nemica. Occupò quindi la
Perea, la Samaria, stringendo Gerusalemme in un cerchio darmi. A Cesarea si
preparava poi nellattacco finale contro Gerusalemme, quando la notizia del suicidio
di Nerone lo indusse a sospendere le operazioni in attesa degli eventi.
Solo nel giugno del 69 vi fu una ripresa di attività con una spedizione diretta a
ristabilire lordine nei dintorni di Gerusalemme, ma la guerra in sostanza fu
interrotta dalle complicazioni politiche. Durante la grande crisi che travagliò
limpero dopo la morte di Nerone latteggiamento di Vespasiano, esteriormente
sempre uguale, nellintimo non dovette essere lo stesso. La fedeltà giurata a Galba
si può ritenere sincera; egli avrebbe voluto dimostrargli il suo omaggio e forse anche
stringersi a lui con più forti legami mediante linvio di Tito, il quale però non
giunse a tempo. Uno degli autori principali della trama fu il governatore della
Siria, C. Licinio Muciano, che, intermediario efficace Tito, abbandonata lantica
inimicizia, aveva stretto buoni rapporti con Vespasiano e rinunciato allimpero in
favore di lui sperando di divenirne lonnipotente collaboratore.
La riedificazione di Giove Capitolino, che fu tra le sue prime cure, era anche
simbolica e rientrava nellopera di rinnovamento della fiducia della popolazione di
Roma, che fu tra i suoi compiti principali. Vespasiano era e voleva apparire il
salvatore dellimpero romano, il campione della libertà, cioè della genuina
costituzione dellimpero, il restauratore della pace. Nel risolvere il problema
costituzionale Vespasiano seguì una politica di decisa reazione a quella di Nerone e si
ispirò soprattutto ad Augusto.
Naturalmente però egli tenne conto delle mutate condizioni e dei nuovi bisogni
dellimpero e la conseguenza fu che si trovò munito di poteri maggiori di
quelli dei suoi predecessori e che la direzione del governo fu completamente nelle suoi
mani. Vespasiano volle non solo rafforzare il potere imperiale, ma assicurarne anche la
continuità, per evitare che limpero ricadesse in una crisi simile a quella che ne
aveva minacciata lesistenza. Non meno bene benefica fu la sua attività in
favore della romanizzazione e dellurbanizzazione dellimpero soprattutto
nellOccidente. Fra i problemi più difficili che Vespasiano risolse fu
indubbiamente quello finanziario.
Egli calcolò a 40 miliardi di sesterzi la somma necessaria per assicurare la stabilità
finanziaria dello stato. Per raccoglierla ricorse senza esitare alla tassazione,
aumentando e qualche volta raddoppiando le imposte, imponendone delle nuove.
Lopera di Vespasiano in Oriente creò quella base su cui si appoggiò Traiano per le
sue guerre di conquista. Essa rientra in ogni modo in quel programma generale di
riorganizzazione dellesercito e del sistema di difesa dei confini che fu tra i
meriti non minori di Vespasiano. I campi legionari furono ricostruiti e rafforzati, i
forti delle milizie ausiliarie costruiti in pietra o spostati sulla riva destra del Reno.
Secondo una felice espressione di Svetonio, Vespasiano volle non solo dare stabilità allo
stato, ma anche abbellirlo. A questultimo scopo corrispose pienamente il grandioso
programma edilizio, attuato principalmente a Roma. Uno dei più grandiosi abbellimenti
attuati da Vespasiano fu lo splendido tempio della Pace, inaugurato nel 75, che si
innalzava in mezzo a quello spazio circondato da un portico, poi chiamato Foro della Pace,
e lAnfiteatro Flavio, che è per noi il simbolo migliore della maiestas imperii (del
Colosseo sembrò però che egli costruisse solo i due primi ordini di arcate).
Nello svolgimento della sua grande e benefica attività Vespasiano, oltre a essere
minacciato da congiure, fu fatto segno allostilità di uomini inguaribilmente
attaccati ad un passato definitivamente tramontato, come Elvidi Prisco, e di filosofi,
principalmente cinici, banditori di teorie anarchiche.
Non è assolutamente possibile un confronto tra questi individui capaci solo di
unazione sterile o dannosa e il grande imperatore a cui Roma fu debitrice
della pace, dellordine, della sicurezza, della riacquistata fiducia nei suoi destini
e in misura non piccola delletà aurea della sua storia. Vespasiano morì nella sua
dimora estiva di Cutilia nella Sabina il 24 Giugno 79; fino allultimo attese agli
affari dello stato e nellistante supremo si sforzò di alzarsi, esclamando:
<<un imperatore deve morir in piedi>>