PERSONAGGI ILLUSTRI DELLA CITTA' DI RIETI

A CURA DELL'ISTITUTO TECNICO INDUSTRIALE STATALE DI RIETI

"C. Rosatelli" 

LORETO   MATTEI
sacerdote-poeta
(1622-1705)



                                Ricerca di  URSINI PAOLO - 4° Em  

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Il seicento per la poesia fu un secolo di corruzione , ma non mancò di fervidi e potenti ingegni . Non ultimo tra questi fu Loreto Mattei, nato il 4 Aprile 1622 da Pietro Paolo Mattei e Orinzia Pennicchi entrambi di nobile famiglia reatina .Fino a ventinove anni fu coniugato e padre di nove figli, in seguito divenne uomo di Chiesa e prete. Morì all’età di ottantaquattro anni il 24 Giugno 1705.
Si dedicò alla poesia grandemente tenendosi però legato alla fiaccola della filosofia senza la quale la poesia non è altro che un ammasso di suoni.
Infatti tanto nelle prose quanto nei versi che scriveva inerenti a svariati argomenti sia per l’Accademia degli infecondi, sia per quella degli umoristi, alle quali a Roma era iscritto , sia per quella del Tizzone, di cui fu segretario perpetuo, mostrò sempre una condotta, una proprietà che non pareva aver contratto il cattivo gusto del secolo.
L’Accademia reatina del Tizzone, che in seguito fu detta Velina, a lui deve, se in seguito saggi uomini le diedero fama.
Il suo genio lo portava ad ogni genere di buone arti, infatti volle anche far opera alla scuola del disegno e dell’ architettura per modo, così tuttora esistono i suoi lavori in plastica in cui si dilettava nei momenti di svago.
Tra i suoi scritti vi sono alcune opere drammatiche "Il gigante Golia ", "Il figliuol prodigo", "Il martirio di S. Pietro e Teodora" .
Ma il filo prediletto è la lirica studiata sul Venosino, le cui opere tradusse in lingua italiana con il titolo. "La metamorfosi lirica di Orazio" versione che, sebbene fosse il primo lavoro dell’autore, fu stampata per Giovanni Pitoni a Rieti nel 1682 purgata di quelle lubricità ,che urtano il costume.
Nell’ anno 1689 usciva del Mattei alla luce la "innodia sacra", ossia la traduzione degl’ inni del nuovo breviario romano, e nel 1695 un trattato sulla teoria del verso volgare, e "pratica di diretta pronunzia", libro istruttivo e molto pregiato.
Esistono di lui alte produzioni manoscritte, quali , il " Sentenziario dei santi ", " l ’ Astromachia ", " la parafrasi degli evangeli ", "i Sonnetti del Pialetto volgare reatino" .
Tutte queste opere congiunte ad una rara virtù lo posero in amore e stima dei dotti, che vivente , lo ricordarono nelle loro opere.
Fece parte dell’ Arcadia dove ebbe nome Laurindo Acidonio, e l’Accademia volle che alla sua morte si rendesse elogio solenne, e la sua effigie fosse posta tra gli Arcadi illustri.
Solo nella patria, che egli amò veramente, rimaneva oscuro e quasi dimenticato, se dopo un secolo la erudita penna del Cavaliere Niccola Severi, pubblicandone , la vita letteraria non avesse ravvivata la cara memoria.
La fortuna del Mattei ha conosciuto nell’ arco degli ultimi due secoli un andamento piuttosto paradossale, infatti se da un lato la figura del Mattei si è andata sempre più imponendo sul piano culturale locale e italiano dall’ alto lato ,proprio questo approfondimento ha tanto più messo in risalto i limiti e l’ineguatezza di tutte le edizioni apparse fino al momento attuale, vuoi per l’interpretazione dei passi e vuoi per la stessa ricosrtuzione del testo originale .
Loreto Mattei è indubbiamente una delle figure più importanti della letteratura di area Sabina di età moderna: le sue opere apprezzate fino alla costa di Vienna svolsero nel diciassettesimo secolo un ruolo importante nel quadro della poetica controformista di tendenza moderato barocca.
Nelle sue opere si deduce che egli è un intellettuale ben organico ai dettami ed alle prospettive della Chiesa romana ,entrato per coerente scelta alla morte della moglie , nell’ ordine sacerdotale: capace di giudicare sulla fondatezza dei testi storici facendo unicamente riferimento alla Bibbia e reputando al contempo "false e bugiarde" le fonti classiche che pure ben conosceva.
L’ importanza del Mattei va considerata al di là dei confini provinciali per collocarsi in un ambito nazionale ed oltre. Sono infatti da considerare i rapporti che egli ebbe con la corte austriaca ed in particolare con l’ imperatrice Eleonora Gonzaga che lo tenne in grande stima.
Stilista e drammatico
Il Mattei va ricordato come il primo a parlare di lingua nazionale per le nostre lettere.
Nel 1695 a Venezia vedeva la luce un’opera " dotta e ingegnosa" intitolata " teoria del verso volgare e pratica di retta pronunzia della lingua latina e toscana in bilancia".
L’opera è divisa in tre parti: nella prima si spiega la natura del verso volgare; la seconda riguarda la retta pronuncia toscana; ed in fine la terza parte riguarda il confronto tra lingua latina e la lingua toscana.
Il Mattei conclude dicendo "oggi presso di noi la lingua latina è lingua morta : e la toscana è lingua viva, e cresciuta con esso noi, ebbe fin dalle fasce maestra la natura."
Loreto Mattei poeta
Nessuna raccolta di poesie del Mattei fu pubblicata vivente l’autore e questo non è casuale: Loreto Mattei , non fece pubblicare le sue poesie ma lasciò per esse uno spazio libero e anticonformista. Analizzando le sue composizioni si fa presto ad accorgersi che accanto a temi ortodossamente trattati ci sono argomentazioni poco castigate e niente affatto edificanti. Fino ad oggi sono state pubblicate cinque edizioni rispettivamente nel 1829,1857,1877,1905 e 1976. Abbiamo in totale 109 poesie di cui 65 in dialetto reatino e 44 in italiano. La parte dialettale è costituita da sonetti che trattano temi canonici quali l’amore ,l’amicizia, l’esaltazione delle qualità della propria terra, e , per la parte senza alcun dubbio più interessante , l’occasionalità fornisce una serie di gustissimi sonetti satirici che in molte occasioni assumono tinte e toni berneschi; le più colpite ( anche qui ci muoviamo nel canonico ) sono le donne, per loro poca o forse nessuna comprensione , solo sottile e a volte pesante ironia e comicità in linea con il gusto barocco del grottesco : sola eccezione per le donne che prendono l’abito sacro. Per gli uomini è diverso : alla berlina vengono messi coloro che moralmente sono da condannare: il compare "scroccone" o il compare taccagno , il furbo e il sempliciotto.
Il linguaggio è colorito, diversi scorrono ancora oggi piacevolmente.
Mattei usa con maestria il dialetto e sa ben realizzare squarci di realismo popolaresco.
Seguono due sonetti, il primo è intitolato "invito alla capanna" senza dubbio il più delicato anche se è facile sospettare ben finalizzata la galanteria che lo caratterizza :

Checca , bo enì con mico nanna lesca
Alla capanna mea ch’è de falasca,
Ajo furia è cobelli in questa tasca,
Untu , casciu , recotta , ogliu , e bentresca.

Po’ ce aglio na pescolla d’acqua fresca,
Doe metto lu ì ‘nfriscu la fiasca;
Mpò d’acquerellafattu nanna asca,
Bò e te ce affrosci coe na toesca.

De paglia te oglio fa lu caccia mosca;
Lu parasole e piatani, e falusca,
prequè lu sole non te faccia fosca.

Jò loco l’appetitu ce s’abbusca,
Se ce sdiuni bò se reconosca,
Né chielli ch’è stata a nusca.

Il secondo intitolato "la bruttezza della medema" (una Checca alla quale sono dedicati alcuni sonetti precedenti) mostra invece i segni tipici ai quali accennavamo in precedenza:

La ‘nammorata mea tutta majateca,
Non se po trallaccà tutta se ‘moteca;
A cera e ‘na melancula jalloteca,
E porta un nasu contro la prammateca,

E’ tantu proacchiuta, e tantu zoteca,
Che pare propiu na atta servateca;
E’ grinza, e rapacciosa pe la coteca,
Ecreo se troe trent’anni pe ogni nateca.

Le cianchi glie recau coe la eteca,
E pr’onne mou sempre essa bo j soteca,
Tuttu lu ì me fa piglià l’arteteca.

Po’ refaella tunnu, resaputeca,
Se reeste a la moa, e a la besbeteca,
E’ becchia cucca, e bo’ parì premuteca.

Il sonetto che segue, intitolato "Sopra il Visir decapitato" rappresenta lo spazio anomalo di osservanza moraluistica all’interno della produzione poco conformista dei sonetti dialettali. L’occasionalità è data dalla condanna a morte di Kara Mustafà che fu strangolato il 25 Dicembre 1683a Belgrado. Si tratta di un tema ricorrente nelle produzioni poetiche del periodo: balza agli occhi però in Mattei la sicurezza, quasi ostentata, delle sue certezze di fede:

O poeru Iscirru sfortunato,
Te l’ha sonata lu patone teo:
Accostà ti potei allu vero Deo:
E Maumettu lassà scommunecatu.

Non sarristi cosìcetto strangulatu,
E lo Re d’Appellonia coe creo,
T’arria fattu sta da paru teo,
Issu t’aeria ifesu, e aiutatu.

Tu sai che te lo issi un autra ota,
Che cetto aeresti stirate e carzette,

Se te l’aiu abisata, l’aiu cota.

Eramente so iuste le ennette,
Che a tanti a tuortu tu la ita hai tota,
E però chi la fa cetto l’aspette.

Loreto Mattei compose anche una serie di enigmi che figurarono già nella prima edizione del ’29. Essi rappresentano una ulteriore variante della sua poliedrica attività.
Nel 1692, a soli due anni dalla fondazione dell’Accademia, il Mattei era ammesso in Arcadia, riconoscimento ufficiale della validità poetica del reatino già membro di numerose altre accademie.

"LORETO MATTEI"
Loreto Mattei ebbe un ruolo fondamentale nella cultura reatina del XVII secolo; sono infatti da considerare i rapporti che ebbe con la corte austriaca e in particolare con l'imperatrice Eleonora Gonzaga che lo tenne in grande stima .
Nacque il 4/04/1621 a Rieti da Pietro Paolo e da Orinzia Pennicchi entrambi due nobili famiglie reatine. Si sposò nel 1641 con Parzia Cerroni, fondò una accademia letteraria denominandola degli Snidati propedeutica alla già esistente ed affermata accademia del Tizzone.
Si occupò della cosa pubblica ricoprendo tra l'altro le cariche di Gonfaloniere, podestà e predore. In seguido alla morte della moglie avvenuta il 10/07/1661, il mattei mutò radicalmente la vita prendendo nello stesso anno gli ordini sacri. Da questo momento la disponibilità intellettuale nei confronti della cultura neotridentina , che aveva caratterizzato le opere giovanili del Mattei divenne inpegno programmatico totalizzante, muovendosi su una via già delineata dal Tasso, Battiferri,Cirillo e in linea con la puntualizzazione che Tommaso Campanella aveva compiuto in teoria nella sua poetica e in concreto nei COMMENTARIA alle poesie di Maffeo Barberini, ben in sintonia del resto con il circolo romano di quest'ultimo dove vi erano messi Giovanni Ciampoli, Sforza Pallavicino e Francesco Barberini.
Il Mattei può essere considerato erede e sintesi di queste poetiche. a questo proposito è interressante e paradigmatico confrontare due opere che rivelano una puntuale coerenza di fondo. Si tratta di due lavori di carattere storico con molti punti in comune. Il primo intitolato " La patria difesa dalle ingiurie del tempo", da lui pronunciato intorno al 1650 in qualità di proffessore di retorica presso la scuola di eloquenza e filosofia istituita dal municipio di Rieti; il secondo , per la maggior parte ancora inetito, intitolato "Erario Reatino " allarga il campo dando i riferimenti di una storia di Rieti dalle origini al XVII secolo. La stesura di questo secondo lavoro è databile tra il 1699- 1700 e sarà il lavoro che accompagnerà l'attività intellettuale del Mattei fino ai suoi ultimi giorni. Purtroppo l'opera , a causa della morte dell'autore , avvenuta nel 1705 , non è compiuta, mancando propio l'ultimo capitolo del quale il Mattei ebbe solo il tempo di scrivere l' indice.
La sua prima opera che raccolse un indiscusso successo fu il Salmista Toscano che nel 1671 vide la luce a Macerata presso la tipografia di Carlo Zenobi. Questa edizione riporta una lettera dedicatoria a Mons. Della successiva edizione di Piacenza del 1678 si curò particolarmente il conte Agostino Fontana che si prodigò ad allargare la fama dell'autore reatino.
Nel 1686 a Vienna veniva intanto pubblicata la traduzione del Cantico dei Cantici.
I rapporti tra Eleonora e MAttei si andavano sempre più intensificando, la stessa imperatrice stava curando a Vienna un edizione del Salmista nella quale intendeva aggiungere i Gloria Patri e per questo sollecitava lo scrittore reatino: una lettera datata 16/10/1687 ci informa della richiesta. Poche settimane più tardi pero l'imperatrice moriva e quella ristampa che Eleonora aveva preparato a Vienna vide la luce a Bologna presso il Longli.
Mentre il successivo editoriale del Salmista Toscano, come abbiamo accennato , andava sempre più leggittimando la fama del Mattei, questi proprio nela sua città, presso la prima tipografia reatina(Mancini) aveva dato alle stampe (1679) la metamorfosi lirica di Horatio Parafrasato e Memorizzato. Già nel titolo è ben evidente il segno chiaro della linea di fedeltà alla cultura neotridentina; la detica e l'ode di apertura erano per Eleonora Gonzaga.
In crescendo in questa fede ortodossa controriformista nel 1689 ancora presso i Longli a Bologna viene pubblicata l'opera che sintoticamente il Mattei definirà il suo "Beniamino", vale a dire la traduzione degli inni del breviario romano. L'opera è utilizzata in modo tale che chiungue possa utilizzarlafacilmente: ad ogni inno è premesso il nome dell'autore, lo scopo è il momento della giornata nel quale deve essere cantato.

Bruno Migliorini ricorda che il primo a parlare di lingua nazionale per le nostre lettere fu proprio Loreto Mattei.
Il Vicentini ci parla di numerose edizioni manoscritte delle poesie del Mattei circolanti soprattutto a Rieti e a Roma. Nessuna raccolta fu publicata vivente l'autore e tutto ciò non è causale. Se infatti finora abbiamo visto il Mattei come esempio di fedeltà ricorosa ai canoni culturali postridentini, muovendoci nell'ambito poetico potremmo trovare qualche sorpresa.

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