PERSONAGGI ILLUSTRI DELLA CITTA' DI RIETI

A CURA DELL'ISTITUTO TECNICO INDUSTRIALE STATALE DI RIETI

"C. Rosatelli"

EMILIO  MARAINI
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(1863-1916)


                                        Ricerche di :
                                               1- Festuccia Daniele - 4°Ce
                                               2- Perotti Riccardo - 4°Fs

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Festuccia Daniele - 4°Ce

Emilio Maraini nacque a Lugano il 27 Novembre 1863, dalla famiglia paterna ereditava la tradizione di intelligenza. Fin dall’infanzia rilevò viva l’intelligenza, attività e amore allo studio ed al lavoro. Compiuti gli studi nel collegio di Lugano si trasferì nella Svizzera francese e in quella tedesca per perfezionare le lingue e fare gli studi tecnici e applicati. Con questo corredo di studi Maraini iniziava la sua vita di lavoro a Rotterdam i cui affari si svolgevano principalmente nelle Indie. Gli inizi della carriera non furono molto facili ma le sue doti non tardarono ad emergere e ad essere apprezzate dai dirigenti che lo destinarono all’industria dello zucchero. Lui intelligentissimo aveva l’abitudine di approfondire l’argomento, ebbe l’incarico alla casa del commercio di studiare in Germania e in Boemia la nuova produzione dello zucchero di barbabietola per espandere questo tipo di commercio in altri paesi europei.
Emilio giunse in Italia nel 1886, qui trovò l’industria italiana dello zucchero di barbabietola. I risultati dei molteplici tentativi, avevano insieme alla delusione, ingenerato lo scoraggiamento nel capitale che, partecipando alle imprese ne aveva risentito danni, la sfiducia e lo scetticismo nel mondo degli affari in generale. Ora chi ricordi quanto fosse difficile, trent’anni addietro, dar vita in Italia ad intraprese industriali nuove. Per quanto promettenti, si può comprendere quale arduo compito dovesse essere quello di chi si proponesse di far sorgere a nuova vita un industria che i falliti esperimenti avevano discreditata.
Questo compitosi assunse Maraini e con la forza del suo carattere riuscì ad ottenere il concorso di un gruppo industriale per riattivare la fabbrica di Rieti, introducendovi tutti quei provvedimenti che la progredita industria suggeriva. Nel giugno del 1889 egli pubblicava un opuscolo, nel quale metteva in evidenza i vantaggi che la nuova industria aveva recato all’agricoltura e all’attività economica dei paesi esteri che avevano stabilità, ed esponeva i risultati della riattivata fabbrica di Rieti. La dimostrazione che Maraini dava in questo scritto, dell’utilità dell’industria era così chiara e convincente da meritare il plauso e l’incoraggiamento delle personalità distinte del mondo politico ed economico.
Una seconda fabbrica, sorta nel frattempo, con risultati presso che nulli in Piemonte, fu ricostruita e riorganizzata, passando in esercizio allo stabilimento di Rieti.
Nel 1887 s’iniziava quel periodo tormentoso della vita economica italiana che doveva avere il suo epilogo nella crisi del 1893: non era di certo in quelle contingenze che l’opera di Maraini poteva allargarsi, mancando l’ausilio più fattivo di ogni impresa industriale, il capitale; ed in una seconda edizione del suo opuscolo, pubblicata nel detto anno, egli non poté che esporre dei risultati splenditi ottenuti nella fabbrica di Rieti, convalidare con la prova dei fatti i vantaggi acquisiti dall’agricoltura e alla vita economica e dall’operosità di essa, additando la causa del mancato sviluppo dell’industria. Quando la crisi finanziaria aveva la sua soluzione l’industria si allargava, il numero delle fabbriche cresceva da dal 1895 in poi. Nel 1900 esse erano 28, e nel 1901 erano diventate 33 con la produzione che era aumentata a dismisura. Questo successo aveva superato le previsioni di Maraini; e perché in Italia per quanto è difficile attrarre l’iniziativa ed il capitale dei privati verso nuove forme di attività economica, altrettanto è facile che una e l’altro si affollino verso quelle che sono state coronate dal successo; ne poteva accadere altrimenti dell’industria dello zucchero.
Il movimento diventa impulsivo ; e non era certo la mente illuminata, perspicua e competente di Maraini che poteva volere una cosi rapida e larga espansione la quale non poteva condurre a opera utile perché non sempre guidata da criteri veramente pratici. Però, questa espansione, per quanto non perfetta in tutte le sue parti, non costituiva meno il successo dell’opera di Maraini. L’Italia aveva l’industriale dello zucchero di barbabietole.
Lui morì a Roma, nella sua villa Via Ludovisi, la sera del 5 dicembre 1916.
La sua personalità è di quelle che non scompaiono dal mondo con la cessazione della loro esistenza fisica, perché sopravvivono nelle opere compiute, ed il loro nome prende posto nella storia dei progressi della vita civile, politica ed economica della nazione alla quale appartennero.Il nome di Emilio Maraini rimarrà sempre nella storia della vita economica dell’Italia economica nuova, legato ad una ad una grande industria nazionale, che il suo ingegno, i suoi studi, la sua ardita e ferrea volontà e le particolari attitudini del suo spirito fecero sorgere e ne assicurarono l’esistenza. Lui ha il merito incontrastato di aver dotato l’Italia dell’industria dello zucchero di barbabietole, che era stata per mezzo secolo l’aspirazione insoddisfatta dell’economia italiana e della quale la guerra ha confermato la grande utilità nel nostro paese. Ma l’opera da lui compiuta, già ragguardevole per se stessa, assurge ad alto valore per le difficoltà contro le quali si erano infranti il volere e l’opera di altri valorosi prima di lui e che egli seppe superare vittoriosamente. Il suo merito e grandemente accresciuto dalla lotta che egli dovette sostenere per consolidare l’opera alla quale aveva dedicato tutto se stesso, e nella quale rifulsero le sue doti eminenti. L’opera sua non può essere coperta dall’oblio, non pure per l’onore dovuto alla sua memoria, quanto ed ancor più per l’esempio e l’ammaestramento che essa fornisce alle generazioni presenti e future del nostro paese. L’Italia a bisogno di uomini che, all’ingegno ed al sapere, aggiungano la volontà e l’operosità di Emilio Maraini, per sviluppare tutte le forze economiche ed accrescere, con la prosperità economica, la sua grandezza civile.
La vita di Maraini e un degno esempio di imitazione poiché, in oltre un trentennio di operosità febbrile, la sua opre si collega alla vita italiana, alla quale egli presto il suo soccorso pure in altri campi di attività; imperocchè sia appunto codesta la caratteristica di coloro i quali operano largamente e fortemente nel campo economico, di trovarsi naturalmente, ed oserei dire naturalmente in altre manifestazioni della vita non solo economica, ma sociale e spesso politica; perciò la limitazione dell’azione di questi uomini, indubbiamente superiori, ad un campo di attività, quando pur fosse praticamente possibile, non sarebbe utile al progresso civile ed economico del paese. Ciò va detto specialmente nei riguardi della vita politica, alla quale essi recano non solo un contributo utile di cognizioni attinte alla realtà pratica, ma altresì una conoscenza sincera della vita sociale ed econmica della quale furono e sono a contatto immediato e continuo.

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Perotti Riccardo - 4°Fs

Emilio Maraini nacque a Lugano il 27 Novembre 1853. Fin dall’infanzia egli rivelò una viva intelligenza, un carattere risoluto ed una buona attitudine allo studio e al lavoro. Compiuti gli studi nel collegio LANDRIANI di Lugano, si recò nella Svizzera francese e in quella tedesca per perfezionarsi nelle lingue straniere. Iniziò così la sua carriera lavorativa a ROTTERDAM, in una grande CASA di commercio, i cui affari si svolgevano principalmente con le Indie. I dirigenti, dopo un non lungo tirocinio, lo destinarono al compartimento degli zuccheri, il quale era uno dei rami più importanti di questa azienda. Infatti, in quel periodo (1875-1884), ci fu una grande evoluzione del commercio di questo alimento. La stessa industria saccarifera aveva raggiunto una grande importanza (soprattutto economica) in vari Paesi d’Europa: Germania, Austria, Francia, Russia e Belgio.I Paesi Bassi e altre nazioni, invece, erano in via di sviluppo per quanto riguarda questo tipo di industria. Ogni Paese europeo, aspirava ad ottenere la nuova produzione di zucchero di canna, il quale era diventato sempre più diffuso e utilizzato. Inoltre, la produzione dello zucchero stesso era importante non solo dal punto di vista industriale, ma favoriva anche i coltivatori, dal momento che questo si poteva ricavare anche dalle barbabietole. E’ evidente, quindi, che la produzione di questa derrata, dava lavoro a moltissime famiglie.
EMILIO MARAINI ebbe così l’incarico dalla CASA di commercio, di studiare in Germania e in Boemia la nuova produzione di zucchero dalle barbabietole, per rilevarne le condizioni presenti e giudicarne un possibile impiego in futuro.
In ITALIA l’industria saccarifera era stata fino ad ora un vero fallimento; c’erano stati, infatti, dei tentativi in Lombardia e nel Regno di Napoli, dove intorno al 1840, fu impiantata una fabbrica a Sarno, destinata subito a chiudere i battenti. Nel 1867 venne edificata una nuova fabbrica in Anagni, ma nel 1870 fu destinata anch’essa a fallire.
Sorsero poi altre fabbriche: a Cesa, a Rieti e a Verona, senza avere però nessun risultato. Quando il MARAINI giunse in Italia nel 1886, trovò l’industria saccarifera in queste condizioni.Egli riuscì, però, ad ottenere il concorso di un gruppo industriale per riattivare la fabbrica reatina, introducendovi tutte le migliorie tecnologiche e i nuovi macchinari inventati. Per esporre i buoni risultati ottenuti, egli pubblicò un opuscolo nel quale parlava delle difficoltà incontrate e dei miglioramenti che erano avvenuti sotto la propria guida.Nel 1890 sposò CAROLINA SOMMARUGA, con la quale soggiornò spesso a RIETI, nella villa fatta costruire appositamente di fronte allo stabilimento, di elegante fattura ed affrescata all’interno dal pittore CASA. Ma nel 1887, iniziava un lungo e tormentoso periodo che sarebbe sfociato nella crisi del 1893. La crisi, però ebbe la sua conclusione nel 1895. Da quell’anno, infatti, il numero delle fabbriche era iniziato a crescere; nel 1900 erano 28, nel 1901 erano cresciute a 33 e la produzione complessiva di zucchero era aumentata dai 4470 quintali del 1888-1889 a 743000 quintali del 1900- 1901. Il successo aveva superato le aspettative di Maraini, perché il numero delle fabbriche era aumentato troppo velocemente. La completa industrializzazione, quindi, non era avvenuta gradualmente, perciò erano rimaste delle lacune in fase organizzativa e produttiva.
Il governo italiano, davanti ad una così rapida evoluzione, stimolato anche dalle esigenze dell’ERARIO, decise di ridurre di circa il 30% la protezione fiscale di cui godeva l’industria saccarifera.In realtà questa decisione non danneggiò più di tanto le fabbriche di zucchero dell’epoca; invece costituì una buona fonte per lo Stato, il quale poteva riempire le proprie casse. Oltre a questo aumento della pressione fiscale, però, concorrevano anche una serie di PREMI di esportazione, ad aggravare la situazione dell’industria saccarifera italiana. I premi di esportazione sono una specie di compenso che le autorità statali concedono agli esportatori di determinate merci (lo zucchero in questo caso), rafforzandone la competitività sul mercato internazionale, facilitandone la collocazione nei Paesi esteri. Questi premi, sono sottoforma di esenzione dalle imposte oppure si ha la loro restituzione per le merci destinate ad essere esportate. Questi premi, infatti, avevano aggravato la concorrenza sul mercato internazionale e avevano fatto scendere i prezzi del prodotto estero. Basti citare che nel 1883 il costo dello zucchero si aggirava intorno alle 50 £ al quintale. Nel 1901, invece il prezzo era diminuito fino ad arrivare alle 20 £ al quintale.Da questi dati, si può dedurre che l’industria italiana cominciava ad essere danneggiata. Così, allo scopo di risollevarne le sorti, fu fondata l’ASSOCIAZIONE dell’INDUSTRIA ITALIANA dello ZUCCHERO,la quale ebbe come presidente Niccolò Papadopoli, mentre Emilio Maraini fu soltanto uno dei due consiglieri.Vi parteciparono 22 fabbriche che si prefiggevano come scopo il progresso e la difesa dell’industria saccarifera. Tale associazione, inoltre, pubblicò un bollettino mensile dal nome: "LO ZUCCHERO ITALIANO".Il Regno Unito, che vedeva rovinata la produzione dello zucchero di canna delle sue colonie, cercò di trovare un accordo internazionale che, sopprimendo i premi, riportasse l’industria ed il commercio degli zuccheri a livelli normali.Il 16 Dicembre 1901, allo scopo di trovare questo accordo, fu indetta a BRUXELLES una conferenza alla quale partecipò anche l’Italia. I due rappresentanti erano Cantagalli e Maraini. La delegazione italiana, appoggiò la proposta inglese, essendone avvantaggiata. La conclusione di questa conferenza, si ebbe il 5 Marzo 1902, al termine della quale si decise:
- che i premi diretti ed indiretti sugli zuccheri dovevano essere aboliti.
- che i dazi all’entrata erano fissati a 6 Franchi per gli zuccheri raffinati e a 5,5 Franchi per gli zuccheri grezzi.
- che gli zuccheri dei Paesi non aderenti all’UNIONE dovevano essere colpiti all’entrata con dazi doganali pari all’ammontare dei premi loro accordati nei Paesi d’origine.
L’Italia, e più specificatamente l’industria saccarifera, trasse da questo accordo un grande aiuto sul piano economico: infatti, si era assicurata l’esistenza che in caso di abolizione dei dazi doganali sarebbe venuta meno.
Grazie all’opera di EMILIO MARAINI, l’industria dello zucchero contava nel 1914, 38 fabbriche ed 8 raffinerie, che avevano lavorato 15 milioni di quintali di barbabietole producendo 1,5 milioni di quintali di zucchero.
Il consumo dello stesso era passato dal 1910 in poi, da 2,7 Kg a 6 Kg in media per abitante. La coltivazione delle barbabietole era venuta ad occupare 56000 ettari di terreno nazionale, con un valore commerciale totale di 50 milioni di £.
Lo Stato ricavava 150 milioni di £ soltanto per le tasse di fabbricazione. In poche parole, questo periodo fu molto importante e molto fiorente dal punto di vista finanziario, dal momento che l’industria saccarifera dava lavoro a moltissime persone, ed era possibile la circolazione di ingenti somme di denaro. Tutto questo, quindi, non faceva altro che giovare al Paese.
EMILIO MARAINI, fu anche consigliere e vice presidente della SOCIETA’ degli AGRICOLTORI ITALIANI. Era infatti molto interessato all’agricoltura e soprattutto alla granicoltura, un settore in cui l’Italia non era particolarmente affermata: infatti doveva importare dall’estero. Egli fu tra i primi a comprendere l’importanza delle ricerche e degli studi intrapresi a Rieti dal professor Nazzareno Strampelli. La stazione di ricerca ha voluto imporre per riconoscenza il nome di Emilio Maraini ad una delle più importanti varietà di ORZO, ottenuta nel campo sperimentale di LEONESSA.
La guerra lo colse nel momento in cui il suo organismo fisico era stato scosso da un periodo di febbri che lo avevano tormentato per alcuni mesi, ma le precarie condizioni di salute non lo distolsero dalla sua attività presso la CROCE ROSSA ITALIANA. Maraini morì a Roma la sera del 5 dicembre del 1916.
                                               L’INDUSTRIA SACCARIFERA
                                                                 A RIETI

Risale al 1862 il primo tentativo di dar vita ad una fabbrica di zucchero a Rieti. A quel tempo la popolazione residente era di circa 14 mila abitanti, la maggior parte dei quali era dedita al lavoro dei campi. L’agricoltura era quindi a quel tempo il settore trainante dell’economia locale; fra i proprietari terrieri, spiccava la figura del Principe LODOVICO POTENZIANI, noto come uomo di scienze e aperto alle sperimentazioni agricole, che sin dal 1840 aveva introdotto nei suoi terreni la coltivazione delle barbabietole e di altri prodotti.
E’ in questo contesto socio-economico che Francesco Palmegiani nel 1862, dopo essere stato in Francia per rendersi conto personalmente di come in quella nazione si andava affermando l’industria saccarifera, tornò a Rieti e fondò la "SOCIETA’ ANONIMA INDUSTRIALE per la FABBRICAZIONE dello ZUCCHERO colle BARBABIETOLE".
Egli fissò il capitale sociale in £ 150000, da portarsi successivamente a £ 250000, pose in vendita una prima trance di 300 azioni da £ 500 ciascuna, riservandosi una seconda emissione di 500 azioni, sempre dello stesso valore. Con il capitale raccolto dette inizio a Rieti alla prima esperienza di fabbricazione di zucchero con le barbabietole; a dirigere lo stabilimento venne chiamato un ingegnere francese, TEODORO BOLIU, fabbricante di zucchero e indicato come uno dei tecnici più preparati del settore.
Ma il comportamento del Boliu, non fu improntato a correttezza professionale, che, unita all’inesperienza degli Amministratori portò la Società ad un indebolimento tale da farla fallire dopo pochi anni.
Il MINISTERO dell’AGRICOLTURA non sentì ragioni di sorta per evitare la chiusura della fabbrica, le cui ripercussioni sarebbero state oltremodo negative ed avrebbero aggravato ancor di più la già povera economia locale.
Il mancato intervento ministeriale fece precipitare la situazione; gli istituti di Credito non concessero più fondi per continuare l’esperimento, determinando la chiusura dell’opificio. Si tornò a parlare di zuccherificio in questa città, nell’ottobre del 1871; si fondò a ROMA una nuova SOCIETA’, ma per quanto sorta con forti capitali, retta da illustri uomini, appoggiata fortemente dalle maggiori autorità cittadine e dai migliori agricoltori reatini, essa non ebbe la fortuna che si sperava. Costruita la fabbrica, dove oggi si trova l’attuale zuccherificio, con una serie di edifici forse anche troppo vasti e di cui si vedono ancora le vestigia, ma senza una concezione esatta di quel che poteva essere uno stabilimento del genere, senza una mano veramente esperta che la guidasse, esordì con un gravissimo errore tecnico che fu il principio e la causa della sua rovina. Il macchinario non si trovò pronto all’epoca del raccolto delle bietole che rimasero mesi e mesi nei piazzali, deperendo senza potersi lavorare.Si tentò di risollevare la fabbrica, ma tutto fu inutile; dopo infinite peripezie fu venduta e poi affittata ad altri industriali che, pur apportando miglioramenti al macchinario ed ai sistemi di lavorazione, non poterono a causa della generale sfiducia risollevare le sorti.
Così finì questo secondo tentativo di fabbricazione dello zucchero a RIETI.
Nel 1880 lo stabilimento venne acquistato dalla BANCA PROVINCIALE di GENOVA, che nel Marzo dell’anno successivo lo cedette in locazione a una società composta dai fratelli LAZZARI e da FORTUNATO PIFFERI, che poi si è ritirato cedendo la sua quota azionaria. I Lazzari, continuarono la loro attività a Rieti, sino al compimento della campagna saccarifera del 1886. A loro succedette EMILIO MARAINI, uomo di grande intelletto e di ferrea volontà. Questi si incontrò a ROMA con uno dei più illustri cittadini REATINI, il PRINCIPE GIOVANNI POTENZIANI, uomo di grande ingegno e di larghe vedute, appassionato dell’arte dei campi.
Si costituì subito un Consorzio BANCARIO fra il BANCO MARAINI di ROMA e la BANCA PROVINCIALE di GENOVA, e nel Marzo del 1887, il Principe Potenziani, seguito anche da altri proprietari reatini, iniziava la regolare coltivazione delle bietole.
Si fecero venire alcuni tecnici da PRAGA per riordinare alla meglio il vecchio macchinario, e si compì così nella campagna del 1887, il primo, vero e riuscito esperimento di fabbricazione. Emilio Marani, incoraggiato da questo primo successo, fece ricostruire completamente il macchinario dello stabilimento dalla ditta BREITFELD – DANEK di Praga; si ebbe così il primo impianto ben studiato e razionale, col quale si affrontò decisamente nella campagna del 1888, la vera fabbricazione dello zucchero in Italia. Si perfezionarono le maestranze, si istituì uno speciale controllo chimico e tecnico, mentre si provvedeva all’estensione delle coltivazioni.
Nel 1890, presso lo stabilimento reatino, vennero installati moderni macchinari, ed introdotte nuove tecnologie che consentirono di passare da 2000 a 6000 quintali di bietole "macinate" nell’arco delle 24 ore. Tutto questo gravava sulle spalle dei lavoratori, che per la prima volta nella storia del movimento contadino di RIETI, diedero vita ad uno sciopero articolato, ottenendo così un aumento di salario.
Nello stabilimento reatino veniva prodotto solo zucchero grezzo, allora gli amministratori della fabbrica decisero di installare presso l’opificio un reparto di RAFFINERIA.
Lo zuccherificio andava funzionando sempre di più. Nel settembre di quell’anno, la Sottoprefettura di Rieti, concesse il benestare per la costruzione del raccordo ferroviario fra la stazione e lo stabilimento. Questa infrastruttura si era resa ormai indispensabile per il trasporto delle merci o dello zucchero prodotto e per il trasporto di barbabietole che viaggiavano sui carri ferroviari. Nel 1908, a seguito del licenziamento di 13 operai, le maestranze dello zuccherificio di Rieti scesero in sciopero, il quale durò per ben 23 giorni, e solo l’imminente inizio della campagna saccarifera piegò la resistenza della Direzione Aziendale che revocò i licenziamenti. In quel periodo nacquero a Rieti la "Società di Mutuo Soccorso fra gli Operai della Fabbrica dello Zucchero di Rieti", e "l’Associazione Nazionalistica".
L’insediamento dello zuccherificio e il suo progressivo consolidamento sul territorio avevano creato una fonte di occupazione ed una circolazione di denaro di grossa portata per una economia, quale era quella reatina, basata principalmente sull’agricoltura e sull’artigianato.
Nel Febbraio del 1915 Emilio Maraini affidava la Direzione dell’UFFICIO COLTIVAZIONI al Direttore tecnico dello zuccherificio, dottor UGO CIANCARELLI, e gli imprenditori, per meglio tutelare i loro interessi, costituirono "L’UNIONE ZUCCHERI" che trattava direttamente con i produttori di barbabietole, stabiliva la quantità da coltivare e i prezzi al conferimento.
Nel 1915 l’Italia entrò in guerra, l’anno dopo morì a Roma anche EMILIO MARAINI. Lo stabilimento di Rieti rimase coinvolto nella crisi che seguì la guerra stessa; la carenza di manodopera, lo scarso quantitativo di bietole reperite, il mancato ammodernamento dei macchinari, non consentirono quella quantità di produzione necessaria a garantire all’opificio di rimanere sul mercato in maniera competitiva.
Per evitarne la chiusura intervenne la PIAGGIO con cospicui investimenti; l’ufficio bieticolo dello stabilimento si attivò allargando l’area di acquisto alla campagna romana, umbra e abruzzese.
Nel 1917 si costituiva a Rieti la "LEGA ZUCCHERIERI", per opera di DUILIO FARAGLIA, operaio allo zuccherificio.
In quell’anno nacque la CAMERA del LAVORO di RIETI, tenuta a battesimo dall’onorevole TITO ORO NOBILI, alla quale aderirono gli zuccherieri di questa città. Allo zuccherificio reatino, intanto, arrivavano le notizie delle forti lotte che si svolgevano nelle aree industriali del Nord, così anche qui iniziarono proteste, agitazioni e scioperi che si protrassero fino al 1920, quando nacque ufficialmente il FASCISMO.
L’opificio, intanto, continuava ad essere uno dei pilastri sui quali si basava l’economia reatina e per tutta la durata della sua esistenza rappresentò la fonte di sostentamento per centinaia di famiglie. Nella metà degli anni Trenta, la fabbrica tornò ad essere anche competitiva a seguito di alcuni ammodernamenti: sostituzione di macchinari, una nuova centrale elettrica, l’installazione di tre caldaie.Il 18 Luglio 1937, si aprirono le celebrazioni per il 50° anno di attività dello stabilimento.
Il 10 Giugno 1940 MUSSOLINI annunciò l’entrata in guerra dell’Italia; questa guerra tolse tante braccia sia dai campi che dalle fabbriche. Gli zuccherifici diminuirono la produzione di zucchero e i quantitativi per il consumo, mentre al "mercato nero" il prezzo di questo prodotto salì alle stelle. Lo zuccherificio reatino venne fortunatamente risparmiato dalle bombe degli aerei, ma non dalle mine collocate all’interno dai tedeschi, le quali distrussero quei macchinari che non era stato possibile portare via; nello scoppio alcune parti murarie crollarono mentre altre rimasero seriamente danneggiate. Fu possibile salvare solo macchinari di piccole dimensioni, e questo grazie all’Ingegnere Maurizio Bock, che più tardi non essendogli riconosciuto questo merito, fu anche licenziato. Terminata la guerra furono censiti i danni subiti dagli zuccherifici in Italia, e anche quello di Rieti fu inserito tra quelli gravemente danneggiati, ma nel 1947 riprese a funzionare. Negli anni 50 – 60 furono apportate molte modifiche e innovazioni tanto che fu considerato il migliore in Italia sul piano tecnologico, ma questo primato venne mantenuto solo per pochi anni tanto che entrò nell’elenco delle fabbriche a rischio.
Nel Settembre 1972, a seguito della rottura delle trattative in corso a livello nazionale per il rinnovo del CONTRATTO di LAVORO, l’ASSO ZUCCHERO ordinò a tutte le direzioni degli zuccherifici di sospendere il ricevimento delle barbabietole, mettendo contro agricoltori, operai e trasportatori, poiché per i primi (agricoltori) la mancata consegna delle bietole estratte ne causava il deperimento, per i secondi (operai e trasportatori), si riducevano il lavoro e il guadagno.In risposta alle provocazioni messe in atto dagli industriali, le ORGANIZZAZIONI SINDACALI dei lavoratori decisero l’occupazione degli edifici. A Rieti fu attuata da 30 dipendenti fissi. Iniziarono così blocchi stradali con camion, rimorchi carichi di bietole; le trattative ripresero a livello nazionale, e gli scioperi cessarono, ma per riprendere l’anno successivo.
La fine della fabbrica di Rieti era ormai segnata; il mancato ammodernamento dei macchinari aveva ridotto la produzione. A nulla valsero le lotte dei dipendenti dello stabilimento, le prese di posizione degli amministratori politici e dei parlamentari.
Il 1973, anno del centenario della nascita della fabbrica, segnò la fine di quello che unanimemente viene indicato come lo stabilimento dal quale prese vita l’industria saccarifera nazionale.

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