PERSONAGGI ILLUSTRI DELLA CITTA' DI RIETI
A CURA DELL'ISTITUTO TECNICO INDUSTRIALE STATALE DI RIETI
"C. Rosatelli"
EMILIO MARAINI
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(1863-1916)
Ricerche di :
1- Festuccia Daniele - 4°Ce
2- Perotti Riccardo - 4°Fs
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Emilio Maraini nacque a Lugano il 27 Novembre 1863, dalla famiglia paterna ereditava la tradizione di intelligenza. Fin dallinfanzia rilevò viva lintelligenza, attività e amore allo studio ed al lavoro. Compiuti gli studi nel collegio di Lugano si trasferì nella Svizzera francese e in quella tedesca per perfezionare le lingue e fare gli studi tecnici e applicati. Con questo corredo di studi Maraini iniziava la sua vita di lavoro a Rotterdam i cui affari si svolgevano principalmente nelle Indie. Gli inizi della carriera non furono molto facili ma le sue doti non tardarono ad emergere e ad essere apprezzate dai dirigenti che lo destinarono allindustria dello zucchero. Lui intelligentissimo aveva labitudine di approfondire largomento, ebbe lincarico alla casa del commercio di studiare in Germania e in Boemia la nuova produzione dello zucchero di barbabietola per espandere questo tipo di commercio in altri paesi europei.Home Page
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Perotti
Riccardo - 4°Fs
Emilio Maraini nacque a Lugano il 27 Novembre 1853. Fin dallinfanzia egli rivelò
una viva intelligenza, un carattere risoluto ed una buona attitudine allo studio e al
lavoro. Compiuti gli studi nel collegio LANDRIANI di Lugano, si recò nella Svizzera
francese e in quella tedesca per perfezionarsi nelle lingue straniere. Iniziò così la
sua carriera lavorativa a ROTTERDAM, in una grande CASA di commercio, i cui affari si
svolgevano principalmente con le Indie. I dirigenti, dopo un non lungo tirocinio, lo
destinarono al compartimento degli zuccheri, il quale era uno dei rami più importanti di
questa azienda. Infatti, in quel periodo (1875-1884), ci fu una grande evoluzione del
commercio di questo alimento. La stessa industria saccarifera aveva raggiunto una grande
importanza (soprattutto economica) in vari Paesi dEuropa: Germania, Austria,
Francia, Russia e Belgio.I Paesi Bassi e altre nazioni, invece, erano in via di sviluppo
per quanto riguarda questo tipo di industria. Ogni Paese europeo, aspirava ad ottenere la
nuova produzione di zucchero di canna, il quale era diventato sempre più diffuso e
utilizzato. Inoltre, la produzione dello zucchero stesso era importante non solo dal punto
di vista industriale, ma favoriva anche i coltivatori, dal momento che questo si poteva
ricavare anche dalle barbabietole. E evidente, quindi, che la produzione di questa
derrata, dava lavoro a moltissime famiglie.
EMILIO MARAINI ebbe così lincarico dalla CASA di commercio, di studiare in Germania
e in Boemia la nuova produzione di zucchero dalle barbabietole, per rilevarne le
condizioni presenti e giudicarne un possibile impiego in futuro.
In ITALIA lindustria saccarifera era stata fino ad ora un vero fallimento;
cerano stati, infatti, dei tentativi in Lombardia e nel Regno di Napoli, dove
intorno al 1840, fu impiantata una fabbrica a Sarno, destinata subito a chiudere i
battenti. Nel 1867 venne edificata una nuova fabbrica in Anagni, ma nel 1870 fu destinata
anchessa a fallire.
Sorsero poi altre fabbriche: a Cesa, a Rieti e a Verona, senza avere però nessun
risultato. Quando il MARAINI giunse in Italia nel 1886, trovò lindustria
saccarifera in queste condizioni.Egli riuscì, però, ad ottenere il concorso di un gruppo
industriale per riattivare la fabbrica reatina, introducendovi tutte le migliorie
tecnologiche e i nuovi macchinari inventati. Per esporre i buoni risultati ottenuti, egli
pubblicò un opuscolo nel quale parlava delle difficoltà incontrate e dei miglioramenti
che erano avvenuti sotto la propria guida.Nel 1890 sposò CAROLINA SOMMARUGA, con la quale
soggiornò spesso a RIETI, nella villa fatta costruire appositamente di fronte allo
stabilimento, di elegante fattura ed affrescata allinterno dal pittore CASA. Ma nel
1887, iniziava un lungo e tormentoso periodo che sarebbe sfociato nella crisi del 1893. La
crisi, però ebbe la sua conclusione nel 1895. Da quellanno, infatti, il numero
delle fabbriche era iniziato a crescere; nel 1900 erano 28, nel 1901 erano cresciute a 33
e la produzione complessiva di zucchero era aumentata dai 4470 quintali del 1888-1889 a
743000 quintali del 1900- 1901. Il successo aveva superato le aspettative di Maraini,
perché il numero delle fabbriche era aumentato troppo velocemente. La completa
industrializzazione, quindi, non era avvenuta gradualmente, perciò erano rimaste delle
lacune in fase organizzativa e produttiva.
Il governo italiano, davanti ad una così rapida evoluzione, stimolato anche dalle
esigenze dellERARIO, decise di ridurre di circa il 30% la protezione fiscale di cui
godeva lindustria saccarifera.In realtà questa decisione non danneggiò più di
tanto le fabbriche di zucchero dellepoca; invece costituì una buona fonte per lo
Stato, il quale poteva riempire le proprie casse. Oltre a questo aumento della pressione
fiscale, però, concorrevano anche una serie di PREMI di esportazione, ad aggravare la
situazione dellindustria saccarifera italiana. I premi di esportazione sono una
specie di compenso che le autorità statali concedono agli esportatori di determinate
merci (lo zucchero in questo caso), rafforzandone la competitività sul mercato
internazionale, facilitandone la collocazione nei Paesi esteri. Questi premi, sono
sottoforma di esenzione dalle imposte oppure si ha la loro restituzione per le merci
destinate ad essere esportate. Questi premi, infatti, avevano aggravato la concorrenza sul
mercato internazionale e avevano fatto scendere i prezzi del prodotto estero. Basti citare
che nel 1883 il costo dello zucchero si aggirava intorno alle 50 £ al quintale. Nel 1901,
invece il prezzo era diminuito fino ad arrivare alle 20 £ al quintale.Da questi dati, si
può dedurre che lindustria italiana cominciava ad essere danneggiata. Così, allo
scopo di risollevarne le sorti, fu fondata lASSOCIAZIONE dellINDUSTRIA
ITALIANA dello ZUCCHERO,la quale ebbe come presidente Niccolò Papadopoli, mentre Emilio
Maraini fu soltanto uno dei due consiglieri.Vi parteciparono 22 fabbriche che si
prefiggevano come scopo il progresso e la difesa dellindustria saccarifera. Tale
associazione, inoltre, pubblicò un bollettino mensile dal nome: "LO ZUCCHERO
ITALIANO".Il Regno Unito, che vedeva rovinata la produzione dello zucchero di canna
delle sue colonie, cercò di trovare un accordo internazionale che, sopprimendo i premi,
riportasse lindustria ed il commercio degli zuccheri a livelli normali.Il 16
Dicembre 1901, allo scopo di trovare questo accordo, fu indetta a BRUXELLES una conferenza
alla quale partecipò anche lItalia. I due rappresentanti erano Cantagalli e
Maraini. La delegazione italiana, appoggiò la proposta inglese, essendone avvantaggiata.
La conclusione di questa conferenza, si ebbe il 5 Marzo 1902, al termine della quale si
decise:
- che i premi diretti ed indiretti sugli zuccheri dovevano essere aboliti.
- che i dazi allentrata erano fissati a 6 Franchi per gli zuccheri raffinati e a 5,5
Franchi per gli zuccheri grezzi.
- che gli zuccheri dei Paesi non aderenti allUNIONE dovevano essere colpiti
allentrata con dazi doganali pari allammontare dei premi loro accordati nei
Paesi dorigine.
LItalia, e più specificatamente lindustria saccarifera, trasse da questo
accordo un grande aiuto sul piano economico: infatti, si era assicurata lesistenza
che in caso di abolizione dei dazi doganali sarebbe venuta meno.
Grazie allopera di EMILIO MARAINI, lindustria dello zucchero contava nel 1914,
38 fabbriche ed 8 raffinerie, che avevano lavorato 15 milioni di quintali di barbabietole
producendo 1,5 milioni di quintali di zucchero.
Il consumo dello stesso era passato dal 1910 in poi, da 2,7 Kg a 6 Kg in media per
abitante. La coltivazione delle barbabietole era venuta ad occupare 56000 ettari di
terreno nazionale, con un valore commerciale totale di 50 milioni di £.
Lo Stato ricavava 150 milioni di £ soltanto per le tasse di fabbricazione. In poche
parole, questo periodo fu molto importante e molto fiorente dal punto di vista
finanziario, dal momento che lindustria saccarifera dava lavoro a moltissime
persone, ed era possibile la circolazione di ingenti somme di denaro. Tutto questo,
quindi, non faceva altro che giovare al Paese.
EMILIO MARAINI, fu anche consigliere e vice presidente della SOCIETA degli
AGRICOLTORI ITALIANI. Era infatti molto interessato allagricoltura e soprattutto
alla granicoltura, un settore in cui lItalia non era particolarmente affermata:
infatti doveva importare dallestero. Egli fu tra i primi a comprendere
limportanza delle ricerche e degli studi intrapresi a Rieti dal professor Nazzareno
Strampelli. La stazione di ricerca ha voluto imporre per riconoscenza il nome di Emilio
Maraini ad una delle più importanti varietà di ORZO, ottenuta nel campo sperimentale di
LEONESSA.
La guerra lo colse nel momento in cui il suo organismo fisico era stato scosso da un
periodo di febbri che lo avevano tormentato per alcuni mesi, ma le precarie condizioni di
salute non lo distolsero dalla sua attività presso la CROCE ROSSA ITALIANA. Maraini morì
a Roma la sera del 5 dicembre del 1916.
LINDUSTRIA SACCARIFERA
A RIETI
Risale al 1862 il primo tentativo di dar vita ad una fabbrica di zucchero a Rieti. A quel
tempo la popolazione residente era di circa 14 mila abitanti, la maggior parte dei quali
era dedita al lavoro dei campi. Lagricoltura era quindi a quel tempo il settore
trainante delleconomia locale; fra i proprietari terrieri, spiccava la figura del
Principe LODOVICO POTENZIANI, noto come uomo di scienze e aperto alle sperimentazioni
agricole, che sin dal 1840 aveva introdotto nei suoi terreni la coltivazione delle
barbabietole e di altri prodotti.
E in questo contesto socio-economico che Francesco Palmegiani nel 1862, dopo essere
stato in Francia per rendersi conto personalmente di come in quella nazione si andava
affermando lindustria saccarifera, tornò a Rieti e fondò la "SOCIETA
ANONIMA INDUSTRIALE per la FABBRICAZIONE dello ZUCCHERO colle BARBABIETOLE".
Egli fissò il capitale sociale in £ 150000, da portarsi successivamente a £ 250000,
pose in vendita una prima trance di 300 azioni da £ 500 ciascuna, riservandosi una
seconda emissione di 500 azioni, sempre dello stesso valore. Con il capitale raccolto
dette inizio a Rieti alla prima esperienza di fabbricazione di zucchero con le
barbabietole; a dirigere lo stabilimento venne chiamato un ingegnere francese, TEODORO
BOLIU, fabbricante di zucchero e indicato come uno dei tecnici più preparati del settore.
Ma il comportamento del Boliu, non fu improntato a correttezza professionale, che, unita
allinesperienza degli Amministratori portò la Società ad un indebolimento tale da
farla fallire dopo pochi anni.
Il MINISTERO dellAGRICOLTURA non sentì ragioni di sorta per evitare la chiusura
della fabbrica, le cui ripercussioni sarebbero state oltremodo negative ed avrebbero
aggravato ancor di più la già povera economia locale.
Il mancato intervento ministeriale fece precipitare la situazione; gli istituti di Credito
non concessero più fondi per continuare lesperimento, determinando la chiusura
dellopificio. Si tornò a parlare di zuccherificio in questa città,
nellottobre del 1871; si fondò a ROMA una nuova SOCIETA, ma per quanto sorta
con forti capitali, retta da illustri uomini, appoggiata fortemente dalle maggiori
autorità cittadine e dai migliori agricoltori reatini, essa non ebbe la fortuna che si
sperava. Costruita la fabbrica, dove oggi si trova lattuale zuccherificio, con una
serie di edifici forse anche troppo vasti e di cui si vedono ancora le vestigia, ma senza
una concezione esatta di quel che poteva essere uno stabilimento del genere, senza una
mano veramente esperta che la guidasse, esordì con un gravissimo errore tecnico che fu il
principio e la causa della sua rovina. Il macchinario non si trovò pronto allepoca
del raccolto delle bietole che rimasero mesi e mesi nei piazzali, deperendo senza potersi
lavorare.Si tentò di risollevare la fabbrica, ma tutto fu inutile; dopo infinite
peripezie fu venduta e poi affittata ad altri industriali che, pur apportando
miglioramenti al macchinario ed ai sistemi di lavorazione, non poterono a causa della
generale sfiducia risollevare le sorti.
Così finì questo secondo tentativo di fabbricazione dello zucchero a RIETI.
Nel 1880 lo stabilimento venne acquistato dalla BANCA PROVINCIALE di GENOVA, che nel Marzo
dellanno successivo lo cedette in locazione a una società composta dai fratelli
LAZZARI e da FORTUNATO PIFFERI, che poi si è ritirato cedendo la sua quota azionaria. I
Lazzari, continuarono la loro attività a Rieti, sino al compimento della campagna
saccarifera del 1886. A loro succedette EMILIO MARAINI, uomo di grande intelletto e di
ferrea volontà. Questi si incontrò a ROMA con uno dei più illustri cittadini REATINI,
il PRINCIPE GIOVANNI POTENZIANI, uomo di grande ingegno e di larghe vedute, appassionato
dellarte dei campi.
Si costituì subito un Consorzio BANCARIO fra il BANCO MARAINI di ROMA e la BANCA
PROVINCIALE di GENOVA, e nel Marzo del 1887, il Principe Potenziani, seguito anche da
altri proprietari reatini, iniziava la regolare coltivazione delle bietole.
Si fecero venire alcuni tecnici da PRAGA per riordinare alla meglio il vecchio
macchinario, e si compì così nella campagna del 1887, il primo, vero e riuscito
esperimento di fabbricazione. Emilio Marani, incoraggiato da questo primo successo, fece
ricostruire completamente il macchinario dello stabilimento dalla ditta BREITFELD
DANEK di Praga; si ebbe così il primo impianto ben studiato e razionale, col quale si
affrontò decisamente nella campagna del 1888, la vera fabbricazione dello zucchero in
Italia. Si perfezionarono le maestranze, si istituì uno speciale controllo chimico e
tecnico, mentre si provvedeva allestensione delle coltivazioni.
Nel 1890, presso lo stabilimento reatino, vennero installati moderni macchinari, ed
introdotte nuove tecnologie che consentirono di passare da 2000 a 6000 quintali di bietole
"macinate" nellarco delle 24 ore. Tutto questo gravava sulle spalle dei
lavoratori, che per la prima volta nella storia del movimento contadino di RIETI, diedero
vita ad uno sciopero articolato, ottenendo così un aumento di salario.
Nello stabilimento reatino veniva prodotto solo zucchero grezzo, allora gli amministratori
della fabbrica decisero di installare presso lopificio un reparto di RAFFINERIA.
Lo zuccherificio andava funzionando sempre di più. Nel settembre di quellanno, la
Sottoprefettura di Rieti, concesse il benestare per la costruzione del raccordo
ferroviario fra la stazione e lo stabilimento. Questa infrastruttura si era resa ormai
indispensabile per il trasporto delle merci o dello zucchero prodotto e per il trasporto
di barbabietole che viaggiavano sui carri ferroviari. Nel 1908, a seguito del
licenziamento di 13 operai, le maestranze dello zuccherificio di Rieti scesero in
sciopero, il quale durò per ben 23 giorni, e solo limminente inizio della campagna
saccarifera piegò la resistenza della Direzione Aziendale che revocò i licenziamenti. In
quel periodo nacquero a Rieti la "Società di Mutuo Soccorso fra gli Operai della
Fabbrica dello Zucchero di Rieti", e "lAssociazione Nazionalistica".
Linsediamento dello zuccherificio e il suo progressivo consolidamento sul territorio
avevano creato una fonte di occupazione ed una circolazione di denaro di grossa portata
per una economia, quale era quella reatina, basata principalmente sullagricoltura e
sullartigianato.
Nel Febbraio del 1915 Emilio Maraini affidava la Direzione dellUFFICIO COLTIVAZIONI
al Direttore tecnico dello zuccherificio, dottor UGO CIANCARELLI, e gli imprenditori, per
meglio tutelare i loro interessi, costituirono "LUNIONE ZUCCHERI" che
trattava direttamente con i produttori di barbabietole, stabiliva la quantità da
coltivare e i prezzi al conferimento.
Nel 1915 lItalia entrò in guerra, lanno dopo morì a Roma anche EMILIO
MARAINI. Lo stabilimento di Rieti rimase coinvolto nella crisi che seguì la guerra
stessa; la carenza di manodopera, lo scarso quantitativo di bietole reperite, il mancato
ammodernamento dei macchinari, non consentirono quella quantità di produzione necessaria
a garantire allopificio di rimanere sul mercato in maniera competitiva.
Per evitarne la chiusura intervenne la PIAGGIO con cospicui investimenti; lufficio
bieticolo dello stabilimento si attivò allargando larea di acquisto alla campagna
romana, umbra e abruzzese.
Nel 1917 si costituiva a Rieti la "LEGA ZUCCHERIERI", per opera di DUILIO
FARAGLIA, operaio allo zuccherificio.
In quellanno nacque la CAMERA del LAVORO di RIETI, tenuta a battesimo
dallonorevole TITO ORO NOBILI, alla quale aderirono gli zuccherieri di questa
città. Allo zuccherificio reatino, intanto, arrivavano le notizie delle forti lotte che
si svolgevano nelle aree industriali del Nord, così anche qui iniziarono proteste,
agitazioni e scioperi che si protrassero fino al 1920, quando nacque ufficialmente il
FASCISMO.
Lopificio, intanto, continuava ad essere uno dei pilastri sui quali si basava
leconomia reatina e per tutta la durata della sua esistenza rappresentò la fonte di
sostentamento per centinaia di famiglie. Nella metà degli anni Trenta, la fabbrica tornò
ad essere anche competitiva a seguito di alcuni ammodernamenti: sostituzione di
macchinari, una nuova centrale elettrica, linstallazione di tre caldaie.Il 18 Luglio
1937, si aprirono le celebrazioni per il 50° anno di attività dello stabilimento.
Il 10 Giugno 1940 MUSSOLINI annunciò lentrata in guerra dellItalia; questa
guerra tolse tante braccia sia dai campi che dalle fabbriche. Gli zuccherifici diminuirono
la produzione di zucchero e i quantitativi per il consumo, mentre al "mercato
nero" il prezzo di questo prodotto salì alle stelle. Lo zuccherificio reatino venne
fortunatamente risparmiato dalle bombe degli aerei, ma non dalle mine collocate
allinterno dai tedeschi, le quali distrussero quei macchinari che non era stato
possibile portare via; nello scoppio alcune parti murarie crollarono mentre altre rimasero
seriamente danneggiate. Fu possibile salvare solo macchinari di piccole dimensioni, e
questo grazie allIngegnere Maurizio Bock, che più tardi non essendogli riconosciuto
questo merito, fu anche licenziato. Terminata la guerra furono censiti i danni subiti
dagli zuccherifici in Italia, e anche quello di Rieti fu inserito tra quelli gravemente
danneggiati, ma nel 1947 riprese a funzionare. Negli anni 50 60 furono apportate
molte modifiche e innovazioni tanto che fu considerato il migliore in Italia sul piano
tecnologico, ma questo primato venne mantenuto solo per pochi anni tanto che entrò
nellelenco delle fabbriche a rischio.
Nel Settembre 1972, a seguito della rottura delle trattative in corso a livello nazionale
per il rinnovo del CONTRATTO di LAVORO, lASSO ZUCCHERO ordinò a tutte le direzioni
degli zuccherifici di sospendere il ricevimento delle barbabietole, mettendo contro
agricoltori, operai e trasportatori, poiché per i primi (agricoltori) la mancata consegna
delle bietole estratte ne causava il deperimento, per i secondi (operai e trasportatori),
si riducevano il lavoro e il guadagno.In risposta alle provocazioni messe in atto dagli
industriali, le ORGANIZZAZIONI SINDACALI dei lavoratori decisero loccupazione degli
edifici. A Rieti fu attuata da 30 dipendenti fissi. Iniziarono così blocchi stradali con
camion, rimorchi carichi di bietole; le trattative ripresero a livello nazionale, e gli
scioperi cessarono, ma per riprendere lanno successivo.
La fine della fabbrica di Rieti era ormai segnata; il mancato ammodernamento dei
macchinari aveva ridotto la produzione. A nulla valsero le lotte dei dipendenti dello
stabilimento, le prese di posizione degli amministratori politici e dei parlamentari.
Il 1973, anno del centenario della nascita della fabbrica, segnò la fine di quello che
unanimemente viene indicato come lo stabilimento dal quale prese vita lindustria
saccarifera nazionale.