PERSONAGGI ILLUSTRI DELLA CITTA' DI RIETI

A CURA DELL'ISTITUTO TECNICO INDUSTRIALE STATALE DI RIETI

"C. Rosatelli"

ANTONINO  CALCAGNADORO
pittore
(1876-1935)

                         Ricerche di :
                                       1- Petrucci Alessandro - 4°Ac        
                                                          2- Caloisi Ilenia - 4°F
                                                 

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Petrucci Alessandro

Curriculum vitae del grande artista reatino

1876
Antonino Calcagnadoro nasce a Rieti il 15 febbraio da Anna Maria Colantoni, casalinga. Suo padre, Cesare Calcagnadoro, pittore decoratore, detto "de Gabbazziu" (in reatino colui che prende in giro) ha allora 31 anni e vive con la moglie in via di Mezzo n°76 a Rieti. Cesare e Anna Maria Calcagnadoro avranno 6 figli.

1883
Nasce a Rieti suo fratello Giuseppe. Si dedicherà anche lui alla pittura approntando una grammatica stilistica in cui prevale, a differenza di Antonino, il disegno sul tocco. Oltre ad alcuni suoi dipinti, attualmente conservati nel Museo Civico di Rieti, le guide locali ricordano l’ideazione del monumento "Ai reatini caduti per la patria", sito in Piazza Mazzini ed eseguito da Giuseppe Inghilleri di Monreale. Ora questo monumento è stato rimosso dalla piazza per permettere il proseguimento dei lavori per la costruzione del parcheggio sotterraneo.

1887
A soli undici anni, avendo ultimato il corsi elementari con il proponimento di non frequentare più le aule scolastiche, seguì il padre che lo obbligò a dure fatiche affinché comprendesse quale differenza esiste tra il lavoro manuale e l’applicazione delle mente allo studio, ma il ragazzo non modificò affatto il programma che aveva stabilito di svolgere e, pur soffrendo, non volle rinunciare al contatto con i pennelli e i colori, malgrado questi fossero impiegati ad accarezzare le larghe zone delle pareti del convitto comunale Umberto I di Rieti, attiguo alla Chiesa di S. Agostino. Subito dopo seguì le lezioni private presso Giuseppe Ferrarini, pittore originario di Parma e insegnante di disegno nelle locali scuole tecniche. Rilevante in questi anni formativi, l’assidua frequentazione dello zio canonico, don Domenico Calcagnadoro, insegnante di latino e italiano al seminario, poeta, letterato e lui stesso pittore dilettante, nonché consigliere e primissimo mecenate del giovane Antonino. Al di sopra del portale, sulla facciata della chiesa di S. Liberatore che dai primi decenni del ‘900 venne amministrata da don Domenico, Antonino dipingerà a tempera in un ovale una Madonna con Bambino.

1890 – 1893 
Il pittore Giuseppe Casa di Padova, che era stato chiamato nella capitale della Sabina a dipingervi l’atrio e la cupola del teatro Vespasiano, andata distrutta dal terremoto, avendo conosciuta le attitudini del Calcagnadoro allora quattordicenne, lo assunse quale aiuto, ma gli assegnò lo svolgimento di modesti servizi che si protrassero abbastanza a lungo senza che il ragazzo, lieto di apprendere il modo di dipingere ad affresco, osasse muovere appunto al maestro il quale lo volle con sé anche durante il periodo in cui dipinse la sala della villa Maraini e quella del palazzo della Prefettura. Tornato al lavorare con il padre, poté ancora meglio esercitarsi nella tecnica della tempera e quando un giorno si trovava con lui a decorare le pareti della villa del marchese Valerio Vecchierelli, allora sindaco di Rieti, ebbe da questi l’offerta di una pensione istituita dal Collegio Sabino a beneficio degli studenti poveri della regione, purché avesse offerto qualche saggio della propria capacità in arte. Così il giovane sedicenne, dopo che ebbe presentata la copia tratta da una madonna dipinta ad olio ed una testa di Garibaldi a disegno, ottenne la soddisfazione di essere beneficiato con trentadue lire mensili, ma con l’obbligo di recarsi a studiare a Roma, ove infatti si trasferì iscrivendosi ai corsi del locale Istituto di Belle Arti.

1894 – 1898
Dipinge nel 1894 un "Autoritratto" e "Un episodio dell’assedio di Numanzia" da considerarsi primissimi esercizi di pittura di cavalletto. Fu aiuto di Annibale Brugnoli per alcuni lavori di decorazione tra i quali il soffitto del Teatro Costanzi e la villa di Pietro Mascagni in Roma. Successivamente apprese alcuni elementi del disegno dal Bergamini e contemporaneamente frequentò la Scuola Libera, presso l’Accademia di Belle Arti per lo studio del nudo. In un autoritratto eseguito probabilmente ad acquerello e a matite colorate compare in basso una dedica autografa, a testimonianza di questo discepolato: "Al mio adorato Maestro Francesco Bergamini con affetto filiale. A. Calcagnadoro, Roma 1910". Probabilmente, secondo quanto dicono le notizie su di lui, Calcagnadoro si iscrisse nel 1894 al Regio Istituto di Belle Arti a Roma, e nel ’98 si diplomò. Suoi maestri furono Giuseppe Todeschi e Domenico Bruschi. Nel 1895 dipinse una figura di San Leopardo: si tratta di un olio su tela, un tempo posto sull’altare della Chiesa sconsacrata di San Giuseppe a Rieti. Con il dipinto "Ultime ore di Gaetano Donizetti" del 1897 partecipò al concorso donizettiano bandito dal Comune di Bergamo aggiudicandosi la medaglia d’argento. In quegli anni si legò d’amicizia con Piero Scarpa, Duillo Cambellotti, Adolfo De Carolis, Camillo Innocenti, Giovanni Nicolini e Giovanni Costantini.
Risale al 1898 la decorazione della galleria della casa parrocchiale di San Rufo.

1899
Alla Mostra Umbra di Belle Arti a Perugia gli orientamenti stilistici mossero a tutto vantaggio del simbolismo e del genere veristico in linea con i propositi del gruppo "In Arte Libertas". Tra le partecipazioni più note si segnalarono: Annibale Brugnoli, Domenico Bruschi, Onorato Orlandi, Nino Costa, tutti con pitture di paesaggio. I due principali difetti della mostra furono la presenza di un gran numero di dilettanti, in gran parte perugini, e il numero troppo grande di artisti non umbri i quali onorarono altamente la mostra umbra, ma le attribuirono una caratteristica troppo particolare, troppo limitata ad una certa scuola. Calcagnadoro espose 5 lavori. Questi lavori segnano un gran passo fatto dal Calcagnadoro nel miglioramento del suo stile. Tra le opere presenti dipinte tutte sui chiari, troppo chiari, di luna trovare un giovane pittore che predilige i fondi scuri, e che lavora con franchezza e con vigoria, cercando e calcando sino all’evidenza le linee più espressive di volti, è un fatto che non poté passare inosservato. E si capisce che gli amanti della pittura a tratti energici abbiano detto di lui il maggior bene possibile; e gli ammiratori del diafano, del roseo, del chiaro, del simbolico, dell’aereo ne abbiano detto un gran male. Comunque sia, il suo dipinto " In Chiesa" venne premiato in questa occasione con una medaglia d’argento.

1900
Nel Duomo di Rieti, a cura e spese del Capitolo, decorò la Cappella del Crocifisso, dipingendo sulle pareti un finto arazzo azzurro e oro e sulla volta i simboli della Passione.
Sul soffitto della sala principale dello Sporting Club (distrutto), dipinse alcune figure allegoriche. Si forniscono tali esempi non perché la nuova pittura di Calcagnadoro sia un avvenimento artistico o perché segni un altro suo passo importante  nella via dell’arte, ma solo per contrapporlo agli amanti del "roseo" che lo criticarono a proposito del suo quadro "In Chiesa", premiato nell’ultima esposizione umbra. Calcagnadoro infatti non fu un tenebrista: non cercò le tinte tetre e i fondi scuri solo perché si fosse votato anima e corpo ad essi e ne volesse fare la meta, l’ideale della sua vita artistica; Calcagnadoro non fu schiavo di nessuna scuola, ma seguì il naturale impulso del cuore e della fantasia.

1903
Proveniente dalla Chiesa reatina di San Giovanni in Statua, demolita dopo il 1926, è un’"Apparizione della Vergine a S. Giovanni Evangelista e a S. Giuseppe Calasanzio" che reca la seguente iscrizione: "Antoninus Calcagnadoro Pro Creditoribus fecit quo animo aquila docet, Rieti 1903". L’opera venne in seguito posta sull’altare della parete laterale sinistra della chiesa di Santa Scolastica, a Rieti.
Risale a questo periodo la decorazione della Palazzina Alterocca in corso Tacito a Terni. Adibita a libreria, tipografia e centrale telefonica, costituisce uno dei primi progetti dell’architetto e ingegnere Cesare Bazzani, personalità di spicco nella Roma dei primi decenni del secolo con il quale Calcagnadoro collaborò anche in seguito. Purtroppo le opere di decoro interno eseguite da Calcagnadoro sono andate distrutte eccetto il fregio della loggia caratterizzato da due figure alate sorreggenti un cartiglio, che presenta comunque un mediocre stato di conservazione.

1904
Nei dintorni di Terni, in Vocabolo Casali, eseguì a tempera la decorazione della volta e delle sovrapporte della sala da pranzo di Villa Maria, progettata da Cesare Bazzini su modello dei caratteristici villini "in stile poggiano" e attualmente adibita a casa di riposo. Mentre nella volta è raffigurato entro un ovale un morbido nudo di Venere circondato da quattro putti che sostengono corone di fiori, secondo una moda tipica dei decori del tardo ‘800, nelle sovrapporte, invece, essenziali puttini dal disegno serrato e duro sono impaginati sulla superficie tra colombe e ceste di frutta contro un fondo trattato a scacchiera. E’ perciò che Elvira La Penna avanza l’ipotesi che questa decorazione possa appartenere cronologicamente al 1916 sebbene la costruzione della Villa risalga al ‘93/’94.
Con motivi floreali, cui si intervallano sbrigliate vedute di paesaggi entro finte cornici, decorò la volta e le pareti di alcuni ambienti della Villa Fongoli in Via Urbinati a Terni, ristrutturata tra il 1903 e il 1904 da Bazzini con chiari riferimenti al gusto liberty molto in voga a quel tempo. Con il quadro a sfondo sociale "I disoccupati" ottenne la medaglia d’argento dorato all’Esposizione di Firenze.

1905
Decorò a tempera, corredando con firma e data, il soffitto del piano nobile del Palazzo Sanizi, a Rieti. Il soffitto che al centro è occupato da un grande lucernario è spartito in due ampi riquadri ove sono raffigurati nell’uno quattro puttini che volteggiano nell’aria sostenendo lo stemma della città di Rieti, nell’altro l’allegoria della Giustizia accompagnata da altri quattro puttini che sorreggono una bilancia, simbolo dell’equilibrio. Nel sommo delle pareti corre un fregio continuo su fondo azzurro in cui aquile incoronate d’alloro si alternano a stemmi finemente decorati. Il ciclo di tempere, recentemente scoperto e ristrutturato, rimane abbastanza ben conservato e vivo nei colori, eccetto la lacuna piuttosto estesa riguardante la testa della Giustizia.

1907
Il fratello di Antonino, Giuseppe, donò al Comune di Rieti il grande dipinto "Unico sollievo", attualmente posto nella stanza dell’Assessorato alla Cultura. Il 6 novembre gli venne concesso di usufruire di un locale del Liceo Vecchio per impiantare una scuola serale d’Arte applicata all’Industria. Da alcune testimonianze siamo venuti a sapere che Antonino aveva anche un suo studio, sito in Via Pennina.

1908
Calcagnadoro stipulò il 1° dicembre una lettera d’impegno con il Municipio di Rieti per decorare con un fregio a tempera le pareti dell’Aula Consigliare del Palazzo del Comune. Precedentemente, il 4 novembre dello stesso anno, l’architetto Cesare Bazzini, curatore dei lavori di ripristino del Palazzo Comunale, aveva puntualizzato in una dettagliata relazione i problemi che doveva affrontare e il compenso complessivo dell’opera di ristrutturazione, di arredo e di decorazione di quel salone.

1909
Il Comune di Rieti dà un acconto di £1000 a Bazzani e di £200 a Calcagnadoro per i lavori di decorazione dell’Aula Consiliare del Municipio. Il fregio allegorico che corre lungo la sommità delle quattro pareti rappresenta l’Agricoltura, la Giustizia, le Arti e i Mestieri. Venne ultimato nel 1909. Su disegno di Bazzani, la sala venne ornata di stucchi dallo scultore romano Luigi Bucci e da Albino Candoni; gli infissi e l’arredo di legno dell’antisala e della sala spettano alla ditta dei fratelli Bruno e Pietro Nicoletti di Roma, autori anche delle pregevoli imposte lignee della porta di ingresso al primo piano. Tutti gli oggetti metallici della sala sono ad opera di Camillo Brugo. Il collaudo della sala fu eseguito dal Direttore Generale delle Belle Arti, che rimase stupito dai disegni del Calcagnadoro.

1910
Rappresentando "La resa di Gerusalemme al Vespasiano", Calcagnadoro dipinse il grande sipario del Teatro Vespasiano di Rieti. Inaugurato il 20 settembre, il dipinto trae ispirazione da "La resa di Gerusalemme", estratta dalla storia di Roma dalle origini italiche fino alla morte di Teodosio il Grande. Attualmente il telone giace in pessimo stato di conservazione. Adottando la tecnica divisionista, sperimentazione piuttosto anomala nel suo percorso stilistico, l’artista dipinse il "Ritratto di Giuseppe Mazzini".

1911
Per le feste commemorative del Cinquantenario che si celebravano il 22 aprile a Roma ricevette l’incarico di decorare il Padiglione della Liguria all’esposizione Regionale ed Etnografica. Il padiglione venne progettato dall’architetto Venceslao Borzani dal modello della Porta Soprana di Genova.

1912 - 1913
Durante questo anno, in collaborazione con il fratello Giuseppe, eseguì, a Collebaccaro, le decorazioni murarie di stile liberty nella dipendenza della villa del celebre baritono reatino Mattia Battistini. Durante il corso del ’12 e nei primi mesi dell’anno successivo fu impegnato nella preparazione di otto bozzetti con i quali nel ’13 prese parte al Concorso Nazionale per le lunette a mosaico dei propilei del Vittoriano: (la Visione, il Risveglio, la Prova, il Rinascimento, la Preparazione, l’Olocausto, il Risorgimento, la Nuova Italia) per i quali ricevette un encomio speciale da parte della commissione reale, la quale comunque decise di assegnare la vittoria ad ex-aequo a Giulio Bargellini e ad Antonio Rizzi.
Dipinse con motivi liberty, raffiguranti una grande allegoria delle Muse, il sipario del Politeama di Terni.
"Per l’Arte", la rivista di arte applicata edita a Torino (periodico mensile) pubblicò, di Calcagnadoro, l’opera "Cavallo in fuga" ed alcuni fregi decorativi con amorini e nudi ornamentali in stile floreale; nel numero successivo vengono proposti, oltre a nuovi fregi decorativi, gli otto bozzetti per le lunette del Vittoriano.

1914
Decorò con figure tiepolesche la volta della Sala della mensa degli Ufficiali del Regio Carnificio a Scanzano (presso Foligno) rappresentandovi l’Industria che offre la produzione all’Italia.
Oltre a disegnare la copertina di tutti i numeri di questo anno della rivista "Per l’Arte", pubblicò gli studi di numerosi pannelli e fregi decorativi.
Dopo il terremoto di Avezzano, tra la fine del ’14 e gli inizi del ’15, Calcagnadoro eseguì per gli otto ambienti restaurati della Casa Di Nicola, a Rieti, delle pitture parietali con motivi vegetali e con graziosi puttini librati nell’aria. Secondo i proprietari, all’impresa decorativa parteciparono, oltre a Calcagnadoro che aveva alloggiato nell’edificio per un certo periodo, anche il suo allievo Luigi Catini ed un altro giovane collaboratore.

1915
Si conoscono di Calcagnadoro tre bozzetti teatrali detti Quadri plastici eseguiti il 20 settembre per una serata al Teatro Flavio Vespasiano. Sono di questo anno anche tre fregi per la sala di scherma che vengono pubblicati sulla rivista "Per l’Arte".
Con lo scoppio della guerra venne chiamato alle armi e cominciò ad eseguire dipinti con tematiche patriottiche e pergamene a scopo di beneficenza.

1916
Per il foyer del Teatro Comunale Flavio Vespasiano di Rieti, eseguì a tempera sopra i pilastri sei figurazioni allegoriche rappresentanti i diversi generi teatrali. La stessa matrice decorativa si riscontra nelle decorazioni a tempera del soffitto.
Sempre a Rieti decorò l’interno della Chiesa di S. Paolo eseguendo a tempera la "Conversione di S. Paolo" nella volta, mentre su tela dipinge una "Madonna con bambino" per l’altare maggiore ed altre due decorazioni per gli altari laterali.
A Roma espose, al Circolo Artistico di via Margotta, una "Natura Morta" che viene acquistata nel 1919 dal Municipio di Roma.

1917
Venne saldato con £1000 il lavoro di pittura murale nel foyer del Teatro Vespasiano di Rieti. Ideò la tavola intitolata "Savoia" illustrante un’espressiva testa di soldato che grida con forza. Partecipò con Oppo, Crema, Prini e De Angelis alla Mostra Nazionale di Pittura Scultura e Bianco e Nero che si svolge a Roma, al Circolo Artistico Internazionale.

1918
Particolare attenzione rivestono i temi tratti dal primo conflitto mondiale: il 18 gennaio al Museo dei Conservatori di Roma si inaugurò una mostra di foto di dipinti di Aristide Sartio con scene di guerra tratte dal vero. In novembre Calcagnadoro illustrò con figurazioni allegoriche il Comunicato del Generale Armando Diaz a beneficio dei mutilati e dei ciechi di guerra.
In questo anno vinse anche il concorso d’insegnamento provvisorio nella scuola preparatoria alle Arti Ornamentali.
L’attività didattica all’interno della Scuola Preparatoria alle arti Ornamentali del Comune di Roma lo occupò continuamente dal 1919 al 1925, come attestato dai documenti dell’archivio della scuola.
In ottobre partecipò all’Esposizione Bambini e Fiori, mostra di beneficenza organizzata dalla Società Amatori e Cultori delle Belle Arti esponendo due dipinti: "Papà non torna" e "Rose".

1920
Il 22 febbraio sposò a Roma, dopo cinque anni di fidanzamento, Candida Donelli che rimase al suo fianco fino alla morte. Alla successiva Esposizione di Belle Arti della Società degli Amatori e Cultori espose una coppia di ritratti. In questa edizione grande spazio venne riservato alla pittura simbolista. Infine, secondo quanto riporta la biografia di Calcagnadoro, venne organizzata alla Galleria Posterla di Milano una sua mostra personale.

1921
In marzo fu nominato Accademico di merito corrispondente all’Accademia di Belle Arti a Perugia. Fu invitato a partecipare alla I Biennale dove espose un olio su tela, "Monte Lupetto", e una tempera, "Le conche".
Per il Politeama Excelsior di Sampierdarena (Genova), Calcagnadoro realizzò un ricco velario rappresentandovi le Muse e, nei quattro medaglioni laterali, le figure di Dante, Giulio Cesare, Leonardo e Cristoforo Colombo. I bozzetti raffiguranti quei tre primi ritratti sono conservati in una collezione privata a Rieti.
Nella Scuola delle Arti Ornamentali dove dal ’18 aveva avuto un incarico, vinse col massimo dei voti il concorso di insegnante effettivo titolare del corso per la disciplina di disegno pittorico. Vi insegnò, come già accennato, sino al ’25.

1922
Alla XC Esposizione di Belle Arti espose due sue opere: "Un’umile luce" e "Inno al sole". La seconda di queste opere venne in seguito acquistata dal Museo Civico di Londra, mentre, nel Museo Civico di Rieti, è conservato il suo acquaforte.

1923
Nominato Commendatore del Re, su invito del Ministro delle Colonie Luigi Federzoni, ricevette l’incarico di ideare i nuovi francobolli per la Libia, la Tripolitania, la Cireanica e l’Eritrea, il francobollo con l’effige del Re, comune per tutte colonie, e quello per il nuovo dominio di Giarabud. Compiendo un lungo viaggio a Tripoli, approntò una serie di bozzetti e studi che traggono ispirazione dalle scene di vita quotidiana libica. Intanto, su iniziativa del Ministero delle Colonie, venne inaugurato a Roma, in novembre, il Museo Coloniale a Palazzo della Consulta.
Alla XCI Esposizione di Belle Arti presentò nella sala Internazionale del Bianco e Nero un disegno, "Autoritratto" e nella sala XVI tre opere, "Ave Frate Sole", "Edificio" e "Dopo la pioggia".
Assente alla Seconda Biennale Romana che s’inaugurò il 3 novembre, Calcagnadoro non trascurò invece l’attività didattica, che rivestì nella sua carriera un ruolo di primaria importanza.
Tra le proposte di classi aggiunte per l’anno scolastico 1923-24 alla Regia Accademia di Belle Arti, a Roma, compare il suo nome, con la retribuzione mensile di £ 635 e 32 centesimi, per l’insegnamento di disegno di figura; con una riforma scolastica, attuata nel ’23, venne creato il Regio Liceo Artistico legato amministrativamente e didatticamente all’Accademia di Belle Arti. I due organismi, riuniti sotto una Presidenza unica, operavano nello stesso stabile ed avevano i docenti distribuiti d’autorità nel Liceo e nell’Accademia, cosa che, nella lettura dei documenti inerenti all’Accademia, ma senza la specificazione dell’Istituto, genera non poche confusioni.

1924
Intorno al ’24, su commissione dell’Ingegner Giovanni Battista Dilani, realizza per la sala delle Informazioni dei Magazzini di Moda della ditta Coen, una lunetta con La Vanità accompagnata da due pavoni e due grandi pannelli decorativi, rappresentanti l’uno La moda di tutti i tempi, l’altro L’industria, il Commercio, il Lavoro che presentano a Roma la produzione. Nello stesso anno per la volta della sala da pranzo di Palazzo Coen a Roma esegue un ovale con cinque puttini che si librano in volo tra drappi e festoni vegetali.

Alla Mostra del Ritratto Femminile Contemporaneo che si tiene a Monza presenta il Ritratto di Silvia Riccio di Tabassani e la Signora Micacchi, ricevendo una menzione d’onore.

Gli viene conferito un incarico di 12 ore settimanali, da novembre 1924 ad aprile 1925, con una retribuzione mensile di £376 e 45 centesimi, per l’insegnamento di pittura alla Scuola Libera del Nudo, presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. In quell’anno sono iscritti al suo corso 87 studenti.

Realizza tra il ‘24 e il ’25 le quattro lunette a mosaico per lo stabilimento balneare "Roma" di Ostia. L’edificio purtroppo sarà distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

1925

Una sua vasta mostra personale inaugurata dal Governatore Federzoni viene organizzata presso la Galleria d’Arte Moderna Mario Giacobini a Roma. Partecipa anche alla Terza Biennale Romana esponendo un Ritratto, Passa il dolore e Le madri. Per Calcagnadoro questa Biennale segna il raggiungimento di importanti riconoscimenti pubblici e di successi. Il dipinto Le madri, di buon gusto decorativo, quantunque, per la sua monocromia grigia, sembri più un disegno che un quadro, scelto dalla Commissione Acquisti della Biennale romana assieme alle opere di altri noti pittori, viene assegnato alla Galleria Mussolini in Campidoglio, istituita proprio in quell’anno e che raccoglieva in tutto 30 opere in bianco e nero, 19 sculture e 70 dipinti. Idea un fregio decorativo per la copertina della rivista mensile "Terra Sabina" diretta da Oreste Tarquinio Rocchi.

Riceve l’incarico per 24 settimanali, da novembbre’25 ad aprile ’26, con una retribuzione di quasi £800 per insegnare pittura alla Scuola di Belle Arti a Roma. Infine vince il concorso per la cattedra di decorazione e pittura di Belle Arto a Perugia.

1926

Compie un soggiorno a Venezia, come dimostrano alcuni dei suoi dipinti ispirati alle romantiche visuali della laguna.

Per il VII Centenario Francescano realizza un bozzetto illustrativo che viene riprodotto nella rivista "Terra Sabina".

Partecipa alla mostra organizzata dalla Società Amatori e Cultori di Belle Arti con Vecchie case umbre e Il buco del diavolo. Espone inoltre dei bianchi e neri. In giugno disegna la pergamena della cittadinanza sabina conferita al Ministro Luigi Federzoni. Ultimo impegno dell’anno per Calcagnadoro è la partecipazione, come commissario esterno, agli esami di maturità per il diploma all’Accademia di Belle Arti.

1927

Porta a compimento i grandi quadri ad encausto per la cappella di S. Giuseppe Calasanzio nella casa madre degli Scolopi a Roma.

Il tondo Lungo il Velino ottiene il premio del Ministero della Pubblica Istruzione nella II Esposizione Nazionale dell’Arte e del Paesaggio e viene in seguito acquistato dalla locale Camera di Commercio.

In settembre compie un viaggio a Losanna per organizzare una vasta mostra personale e il suo dipinto Pax entra a far parte della collezione del Museo Civico. Il 1 dicembre, a titolo di diarie, viene pagato £260 per aver fatto parte, come membro estraneo, della commissione giudicatrice agli esami delle sessioni di luglio e di settembre al Liceo Artistico.

1928

Intorno al ’28 dipinge ad encausto il salone del Palazzo dei Conti Ginnasi, costruito dall’ingegnere Giovanni Battista Dilani, decorando le pareti con scene che rimandano alla scuola veneta e al Veronese mentre la volta è dipinta con decorazioni seicentesche.

Con una lettera, datata 28 febbraio, viene incaricato per 24 ore settimanali, di insegnare pittura alla Scuola Libera del Nudo a Roma. In quell’anno partecipano al suo corso 72 allievi.

Invia un vasto dipinto ad olio dal titolo La morte del pastore alla XVI Biennale di Venezia, come testimonia l’etichetta sul retro della tela. Comunque l’opera non viene esposta né tanto meno rispedita al mittente.

Rispettivamente il 22 e il 28 ottobre vengono inaugurati il Ministero della Marina e quello dell’educazione Nazionale. In entrambi gli edifici Calcagnadoro ha realizzato opere murali a tempera, decorando per l’uno il Salone d’Onore, per l’altro la Sala delle Riunioni.

1929

Viene nominato membro estraneo della commissione giudicatrice degli esami di luglio e di ottobre al Liceo Artistico e liquidato il 26 ottobre con £543.

Decora nel padiglione centrale il soffitto del salone d’ingresso dell’Ospedale Generale Regionale S. Spirito a Roma.

1930

Compone un ciclo di acquarelli che traggono ispirazione dai moderni stabilimenti metallurgici di Terni.

Alla II Mostra del Sindacato Regionale Fascista di Belle Arti espone due opere, di cui, il dipinto intitolato Rieti viene premiato con la medaglia d’argento.

Alla I Mostra Internazionale d’Arte Sacra inauguratasi a dicembre a Roma il re Vittorio Emanuele acquista il quadro Il volo d’angeli, attualmente facente parte della collezione del Palazzo del Quirinale.

Nella cappella dell’Istituto Regina Elena, a Roma, costruita per iniziativa del benefattore Carlo Scotti, decora il soffitto con angeli musicanti e puttini e dipinge su tela un S. Giuseppe col bambino e un Cristo benedicente.

1931

Con ampi rifacimenti, restaura il dipinto sulla parete di contro facciata della Chiesa si S. Spirito in Sassia, a Roma, rappresentando La venuta dello Spirito Santo.

Partecipa alle esposizioni coloniali di Parigi e di Anversa ricevendo due diplomi d’onore ed una medaglia.

Offre in dono l’opera l’Autoritratto al Museo degli Uffizi di Firenze, ma l’anno seguente la commissione lo rifiuta. Verrà nuovamente offerto in dono dalla vedova dell’artista nel 1936 e accettato nel ’38 nonostante il parere negativo della commissione.

1932

E’ invitato alla III Mostra del Sindacato Regionale Fascista delle Belle Arti del Lazio alla quale partecipa con un opera, Giorno triste. Sebbene siano state inviate altre sue opere queste non compaiono nel catalogo.

1933

Divenuto dal 1930 professore di ruolo di Ornato Disegnato al Lico Artistico, grazie ad un provvedimento presidenziale viene incaricato di insegnare figura disegnata alla Scuola Libera del Nudo per l’anno scolastico 1933/34. Il corso, di 21 ore settimanali e retribuito complessivamente con £7350, è frequentato da 58 studenti.

1934

Alla II Mostra Internazionale d’Arte Sacra espone Il perdono e S. Giuseppe Calasanzio, attualmente conservato al Museo Civico di Rieti.

Al concorso di I° grado indetto da S. Maestà la Regina per la Galleria di Guerra, vince la medaglia d’oro e quella d’argento.

1935 

Anche quest’anno riceve l’incarico di insegnare alla Scuola Libera del Nudo. Al Concorso di II grado della regina per la creazione della Galleria di Guerra, già bandito nel ’34, il suo bozzetto, raffigurante una testa di soldato ferito, riceve un premio.

Il 13 luglio il re lo nomina Grande Ufficiale della Corona d’Italia.

Il 16 novembre chiede al direttore dell’Accademia di Belle Arti un congedo straordinario per motivi di salute.

Il 3 dicembre di questo anno muore a Roma senza disposizioni testamentarie, all’età di soli cinquantanove anni.

Nel 1937 novanta lavori, i volumi di Comanducci e di Scarpa sugli artisti contemporanei costituiscono la cospicua donazione al Comune di Rieti, stipulata dalla vedova Candida Donelli Calcagnadoro il 10 maggio, con la clausola di esporre tutte le opere nella quadreria cittadina. Il 30 ottobre dell’anno successivo, il Ministro dell’Educazione Nazionale Giuseppe Bottai giunge a Rieti per inaugurare le Sale di Calcagnadoro nel Palazzo del Comune e per presiedere al I° Convegno Didattico Provinciale, tenuto al Teatro Flavio Vespasiano. Qui, il critico d’arte Pietro Scarpa, celebra con un lungo discorso l’attività dell’amico e compagno di studi Antonino Calcagnadoro.

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Caloisi Ilenia

La vita

Antonino Calcagnadoro nasce a Rieti il 15 Febbraio del 1876 da Anna Maria Colantoni, casalinga, e da Cesare Calcagnadoro, pittore decorato. A soli undici anni, avendo ultimato i corsi elementari lavorò insieme al padre. Egli seguiva però le lezioni private presso Giuseppe Ferrarini, pittore originario di Parma e insegnante di disegno nelle scuole tecniche locali. Nel 1890 il pittore Giuseppe Casa di Padova avendo conosciuta la versatilità del Calcagnadoro allora quattordicenne, lo assunse come aiuto, lieto di apprendere il modo di dipingere ad affresco. Lo accompagnò anche durante il periodo in cui il Casa dipinse la sala della villa Maraini, quella del palazzo della Prefettura e un’altra della casa Rosati. Antonino tornato a lavorare con il padre, poté ancora esercitarsi nella tecnica della tempera e quando un giorno si trovava con lui a decorare le pareti della villa del marchese Valerio Vecchiarelli, allora sindaco di Rieti, ebbe da questi l’offerta di una pensione istituita dal Collegio Sabino a beneficio degli studenti poveri della regione, purché avesse offerto qualche saggio della propria capacità di arte. Così, il giovane sedicenne, dopo che ebbe presentata la copia tratta da una madonna dipinta ad olio ed una testa di Garibaldi a disegno, ottenne la soddisfazione di essere beneficiato con trentadue lire al mese, ma con l’obbligo di recarsi a studiare a Roma, ove infatti si trasferì iscrivendosi ai corsi del locale istituto di Belle Arti.

Nel 1894 dipinge un Autoritratto (Rieti, Museo civico) e Un episodio dell’assedio di Numanzia da considerarsi primissimi esercizi di pittura di cavalletto. Presumibilmente il Calcagnadoro si diploma nel 1898; furono suoi maestri, Giuseppe Toeschi, incaricato per il corso di figura disegnata e Domenico Bruschi, insegnante di ornato e affermato frescante e decoratore. Non è da escludere che mentre frequentasse la Scuola Libera presso l’Accademia apprese i primi elementi del disegno del Bergamini a Roma.

Nel 1895 il Calcagnadoro dipinge una figura di San Leopardo: si tratta di un olio su tela, un tempo posto sull’altare sinistro della chiesa oggi sconsacrata di San Giuseppe, a Rieti. Con il dipinto Ultime ore di Galtano Donizzetti del 1897 partecipa al concorso donizzettiano bandito dal comune di Bergamo aggiudicandosi la medaglia d’argento. Risale al 1898 coma attesta l’iscrizione sopra la finestra accanto all’organo, la sbrigliata decorazione con motivi ornamentali della galleria della casa parrocchiale di San Rufo (Rieti), tradizionalmente attribuita all’artista. Nel 1900 nel Duomo di Rieti decora la Cappella del Crocifisso, dipingendo sulle pareti un finto arazzo azzurro e oro, e sulla volta i simboli della Passione. Nel 1905 decora a tempera, firma e data il soffitto del piano nobile di Palazzo Sanizi. Nel 1908 stipula una lettera di impegno con il Municipio di Rieti per decorare con un fregio a tempera le pareti dell’Aula Consiliare del palazzo del Comune.

Nel 1910 rappresentando La resa di Gerusalemme a Vespasiano, Calcagnadoro dipinge il grande sipario del Teatro Flavio Vespasiano. Nel 1911 riceve l’incarico di decorare il padiglione ligure alla Mostra Etnografica di Roma. Da questo momento l’attività artistica del pittore divenne progressivamente più intensa.

Durante il 1916 orna con tempere e dipinti a olio l’interno della piccola chiesa di San Paolo a Rieti. Esegue anche decorazioni murali per alcuni ambienti appartenenti alla vita del baritono Mattia Battistini a Collebaccaro. Nel 1919 una sua Natura morta venne acquistata dal Municipio di Roma. A partire da questa data, seguirono numerose partecipazioni a importanti mostre collettive romane. Nei dipinti di cavalletto del primo e secondo decennio del secolo, Calcagnadoro resta fedele ad un eclettismo di soggetti e di stili, alternando la pittura di storia (L’ingresso a Rieti di Costanza d’Altavilla 1906), al genere del ritratto, il realismo sociale a tematiche patriottiche (Un alpino in vedetta 1915) per poi abbandonarsi, a partire dai primi anni venti ad una lettura lirica di sola materia cromatica, del paesaggio sabino (Monte Lupetto 1921) oppure a notazioni gaie e pittoresche del folclore locale (Le conche 1921). Compiuto un breve soggiorno in laguna, come testimoniano alcune vedute di Venezia datate nel 1926, l’anno successivo porta a compimento i grandi quadri per la Cappella di San Giuseppe Colasanzio nella Casa Madre degli Scolopi a Roma dove con gusto seicentesco – settecentesco raffigura episodi della vita del Santo. Nel 1928 l’artista esegue una serie di bozzetti relativi alle decorazioni allegoriche delle sale del Ministero della Pubblica Istruzione, del Ministero della Marina, del Ministero degli Affari Esteri e l’anno seguente prepara un bozzetto decorativo per il soffitto dell’Ospedale di Santo Spirito a Roma. La produzione dell’ultimo periodo comprende studi di figura composti con tocco compendiario, pittoresche vedute di Rieti o scenografici angoli di Roma, soggetti aneddotici, interni di povere abitazioni, dipinge ritratti e schizza caricature.

Il 3 dicembre 1935, Antonino Calcagnadoro muore a Roma.

Le imitazioni del suo linguaggio e la qualità discontinua della sua intensa produzione, indicano a pensare che fosse una personalità "disponibile a molti, forse troppi generi di lavoro e di stile". La singolarità del Calcagnadoro, almeno nei dipinti di cavalletto, risiede nella generale prevalenza di una tavolozza scura, accordata sui toni bassi, tale da qualificarlo, sin dalle prime opere giovanili, un pittore tenebrista.

Calcagnadoro sperimentò diverse tecniche artistiche, a questa molteplicità corrisponde un'innegabile flessibilità di soluzioni stilistiche: in tutto l’arco del suo itinerario artistico lo vediamo sia impegnato nella meditazione e nella rielaborazione personale dei modelli antichi più nobili di tradizione accademica, sia incline ad effetti piacevolmente decorativi, derivati anche dalla pittura veneta settecentesca, ma anche intento a confrontarsi con le problematiche artistiche e sociali del suo tempo, di cui sa cogliere gli aspetti molteplici e spesso contraddittori. La mancata cognizione, e il conseguente scarso apprezzamento, della cultura di una città come Rieti agli occhi stessi dei suoi cittadini, dei tutori dei beni artistici, e degli studiosi tutti, ha condannato nel tempo molti momenti all’abbandono, ha provocato incerta conoscenza delle tradizioni, ha portato i musei alla chiusura.

I Ritratti

L’artista è interessato ai puri valori del vero e del verosimile, distanti da qualsiasi intento idealizzante e contemplativo. Non c’è dato conoscere se Calcagnadoro facesse uso dello strumento fotografico per raffigurare i suoi modelli, ma la plausibilità convincente di alcuni volti, la capacità penetrante di restituire la forza e la delicatezza di alcuni sguardi, sembrerebbero far pensare, che l’artista, operasse "al naturale", con il soggetto posto di fronte; o che almeno traesse alla prima qualche abbozzo veloce ma abbastanza riassuntivo dei caratteri costitutivi della personalità del modello. I personaggi provengono da diversi strati sociali, proprio perché era estremamente eterogenea la sua committenza reatina e romana. Dei dipinti di cavalletto la superficie dipinta è ricca di impasti di materia, la pennellata è grassa, impetuosa, di larga fattura, le tonalità utilizzate testimoniano una netta predominanza per i violenti contrasti chiaroscurali, per i fondi tenebrosi.

L' infanzia

Nella prima fase della sua attività, Calcagnadoro, realizzò ad olio o ad encausto amorini e putti alati. Allo scadere degli anni dieci elabora immagini di bambini più veristiche, di intensa immediatezza espressiva e animate da un gusto per il pittoricismo sbrigliato, di tipo bozzettistico.

Vedute e paesaggi

Tema di alcuni dipinti di acquerelli sono i paesaggi della Sabina e dell’Umbria, vedute ravvicinate di pittoreschi angoli di paesi, accanto ad alcuni paesaggi di fantasia, di chiara matrice simbolica e liberty.


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