PERSONAGGI ILLUSTRI DELLA CITTA' DI RIETI
A CURA DELL'ISTITUTO TECNICO INDUSTRIALE STATALE DI RIETI
"C. Rosatelli"
POMPEO ANGELOTTI
Vescovo
(1611-1667)
Ricerca di Pilati Marino - 4°Fs
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E stato giustamente osservato che tutte le cose che sono prime, ovvero ultime, in ordine di tempo destano con il passare degli anni un particolare interesse. Perciò il Dott. Cesare Verani ha acutamente parlato su questa bella Rivista di Cipriano Picciolpasso e dalla prima veduta panoramica di Rieti; il prof. Vincenzo de Angelis ha brillantemente parlato di Giovanni Pitoni e della prima opera letteraria stampata a Rieti; non dispiaccia ai lettori che io oggi parli brevemente di Pompeo Angelotti e della prima descrizione di Rieti.
Pompeo Angelotti nacque a Rieti il 1° novembre 1611 da Girolamo e Luisa Catilina. Fatti i primi studi in patria, egli si recò a Roma, dove si addottorò, nel 1936, in giurisprudenza. Non aveva ancora conseguito la laurea, quando apprese che il Papa Urbano VIII aveva trasferito dalla sede vescovile di Cervia a quella di Rieti il cardinale Gio. Francesco deConti Guidi di Bagno. Egli allora pensò di compilare una descrizione della città di Rieti e di dedicarla allillustre porporato, grande mecenate degli studiosi. La stampa dellopera cominciò subito, come si ricava dalla lettera dedicatoria al Cardinale, che reca la data del 15 luglio 1635, ma dovette subire fin dal principio una non breve interruzione, perché dal conteso appare chiaro che lautore scriveva nel 1636; interruzione di cui certamente profittò per emendarla e, più ancora, per arricchirla collaiuto di Gabriele Naudè, celebre bibliografo parigino e segretario del Vescovo, che egli per altro, forse per suo espresso desiderio, non nomina mai nel suo scritto.
Pompeo Angelotti, appena venuto in possesso delle prime copie dellopera sulla fine del 1636, ne inviò una in omaggio al Magistrato di Rieti, accompagnandola con questa lettera:
-Ill.mi Sig.ri P.roni Colend.mi
Non sarei figlio deccelsa patria se avendo dato luce ad una di lei breve descrizione, non la presentasse alle Sig.rie VV. Ill.me, veri Padri di lei, già che col lor Consiglio si prudentemente si conserva. Degninsi le Sig.rie VV. Ill.me accettar queste mie primitive, in ricompensa del molto che alla cara Patria professa dovere, e alle Sig.rie VV.Ill.me che la governano; a quali per fine umilmente mi dedico con profondo inchino. Roma li 18 dicembre 1636.
Delle Sig.rie VV. Ill.me
Devotissimo et Oblig.mo Ser.re
Il gonfaniero Antonio Alemani, nelladunanza che il Consiglio generale tenne il 28 dicembre 1636, comunicò ai convenuti la lettera di Pompeo Angelotti e li richiese del loro parere. Vincenzo Savarelli, salito in bigoncia, cosi arringò:
"Son di parere che lIll.mo Sig. Confaloniere ringrazi il Sig.Pompeo Angelotti delle fatiche, che ha fatto per compilar questopera del libro donato alla città ad eterna memoria della gratitudine che la città madre deve al suo affezionato figlio, e se gli faccia anco regalo di quanto importa la stampa che saranno trenta, o quaranta scudi con dimandarne licenzia dalla S. Congregazione". Messo in votazione segreta, il consiglio risultò approvato con 36 voti favorevoli e 17 contrari. Il magistrato, con la lettera, la cui minuta non è giunta sino a noi, comunicò il decreto del consiglio generale a Pompeo Angelotti e questi, grato e commoso, cosi saffrettò a rispondere:
-Ill.mi Sig.ri Oss.mi
Lonorato decreto di cotesto Ill.mo Consiglio in ricompensa della spesa da me fatta per onor della Patria mi obbliga a render quelle grazie, che so e posso maggiori alla Sig.rie V. Ill.me come umilmente faccio con la presente, quale riporta anche il decreto inviatomi, stimandomi di essere sopra modo rimunerato dallaver le Sig.rie V.Ill.me con esso mostrato di gradire questa piccola dimostrazione per lamor della Patria, a cui dopo Dio tanto devo, et loro faccio Umilissima riverenza . Roma li 7 Gennaio 1637.
-Delle Sig.rie V. Ill.me
Devotissimo et Oblig.mo figlio
Il lettore, certamente curioso di conoscere lesito della piccola pratica amministrativa, lo contento subito. Non conosco né la lettera che il Magistrato, trattandosi di spesa straordinaria, dovette scrivere alla S. Congregazione del Buon Governo, né la risposta di questa; ma che la pratica abbia avuto lesito desiderato risulta chiaro dai libri di amministrazione del Comune, dove, al anno 1639 trovo registrato nellesito straordinario:" S. Pompeo Angelotti per la spesa dellopera delle cose della città scudi 40".
Lopera in 8° di 16-122 pagine, ha il seguente titolo: Descrizione della città del Signor Pompeo Angelotti allEmin.e Reverendiss. Sig. Card. Di 13 Cardinali di Bagno vescovo di Rieti. In Roma appresso Gio. Battista Robletti 1635. Il titolo è dentro una elegante edicola, a cui pilastri letterari sono affissi gli stemmi dei 13 Cardinali, che sino allora erano stati vescovi di Rieti e che , incominciando dal basso e passando alternativamente da sinistra a destra, sono i seguenti :
1.Probiano, Card. di S. Eustachi; 2. Probino, Card. di S. Quirico; 3. Ugolini Conti; 4 Teodorico Rainero; 5. Bartolomeo Mezzavacca; 6. Pietro dè Tartari;
7. Angelo Capranica; 8. Giovanni Colonna; 9 Pompeo Colonna; 10. Marco Antonio Amulio; 11. Pietro Paolo Crescenzi; 12. Gregorio Naro; 13. Gio Francesco di Bagno.
Sopra lultimo stemma, e propriamente in mezzo al timpano spezzato, è il ritratto del cardinale. In basso è lo stemma del Card. Francesco Barberini, Protettore di Rieti, e, di sotto, lo stemma della città. Il frontespizio, dun sobrio barocco, reca soltanto le iniziali (L.M.) del nome dellautore.
Seguono, dopo una pagina bianca, la lettera dedicatoria al Card. di Bagno, di cui abbiamo già parlato, un avviso al lettore, una collana di cinque Sonetti encomiastici, che indirizzarono allautore Bulgario Bulgarini, Giacinto Gigli, Giuseppe Sempiterni, Ottavio Tronsanelli e Vincenzo Maria Savarelli.
Il terzo è reatino; reatino è pure il quinto, il quale altro non è che il consigliere comunale che arringò in favore dellautore. Chiudono la collana dei Sonetti un Elogium in prosa di Pompeo Angelotti e della sua famiglia, fatica speciale di Giacinto Gigli, romano, e una Tavola degli autori allegati dellopera. Apre il libro un Sonetto, che Pompeo Angelotti scrisse, diciamolo pure, in vita Minerva e indirizzò al novello Vescovo. Già al lettore egli aveva detto di non aver scritto la storia di Rieti, "ma un sonetto con semplice dichiarazione". Così facendo, egli veniva ad imitare pedissequamente Mariano Vittori, lllustre erudito reatino, che, nel secolo XVI, aveva appunto scritto un Sonetto sulla storia di Rieti. Una sola differenza esiste tra il Sonetto del cinquecentista e quello del secentista: che, mentre il primo accompagna il suo componimento con breve note illustrative, il secondo lo accompagna con nove lunghe note, che formano altrettanti Capi, i quali, per la materia che trattano potrebbero essere così intitolati:
1) Elogio del Card. di Bagno e della sua antica prosapia;
2) Elogio del Card. Francesco Barberini, fratello di Urbano VIII e protettore della città;
3) Situazione di Rieti;
4) Descrizione di Rieti.- Serie dei Vescovi.- Uomini illustri.- Iscrizioni romani.- 5)Conventi francescani;
6) Papi a Rieti. Suo stemma.- La campagna e i castelli giurisdizionali.
Chiude il libro un Catalogo dei Castelli diocesani.
Non è il caso di esaminare criticamente lopera, che accanto a molte notizie già conosciute ne contiene poche nuove, ma spesso incerte o addirittura errate. Lautore, scrivendo, ebbe un unico intento: quello di celebrare, sotto tutti i riguardi la sua dilettissima Patria; e in ciò non vi è che lugguagli, neppure Loreto Mattei, suo contemporaneo. Comunque gli rimangono due indiscutibili meriti: quello di aver dato, nel capo quarto, una vera e propria Guida della città, nel senso che oggi si dà a questi sorte di scritti; e quello di aver per primo compilato la serie dei Vescovi Reatini, che, convenientemente emendata e integrata, Ferdinando Ughelli accolse nella sua Italia sacra.
Pompeo Angelotti , entrato nel sacerdozio, fece una rapida e non immeritata carriera. Ottenne, nel 1636, il beneficio di S.Giovanni Battista nel Duomo di Rieti e quello di S.Maria del Monumento in Castel Rocchiano. Due anni dopo ebbe un canonicato nel Duomo di Rieti. Quindi lo vediamo in Roma Uditore e Commissario della Prefettura degli archivi. Resosi vancante il posto di Canonico Teologo nel 1643, il Capitolo del Duomo non esitò a conferirlo a lui. Egli lo coprì cinque anni a poco più e dovette rinunziare ad esso, quando fu nominato Commissario generale per la R.C.A. di tutto il Ducato di Ferrara. Ebbe, nel 1660 un canonicato della chiesa di S.Michele Arcangelo di Rieti.
Il Papa Alessandro VII, volendo rimunerare i suoi segnalati servigi, lo nominò, il 15 dicembre 1664, Vescovo di Terracina. Soltanto tre anni egli occupò quella cattedra perché, il 2 marzo 1667, morì improvvisamente a Sezze. I fratelli gli posero sulla tomba, nella chiesa di S.Maria di Sezze, uniscrizione, che ancora ivi si legge. Unaltra a suo ricordo, ne collocarono in Rieti nella loro Cappella gentilizia, esistente una volta nella chiesa di S.Agostino.
I Reatini lo ricordano ancora, e per un pezzo lo ricorderanno, non tanto per esser stato Vescovo di Terracina, giacché nel breve tempo che resse quella diocesi, nulla poté fare a vantaggio di essa, quanto proprio per aver pubblicato la prima descrizione della città.