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Un
articolo di giornale non è sufficiente
leggerlo nell’artificiale silenzio di una
stanza , con i piedi poggiati su di un comodo
“puff” turchese .Non basta.
Bisogna
alzarsi, andare verso lo stereo ed inserire quel
cd ,” si proprio quello!”
A
questo punto però, siediti e mettiti comodo.
Abbandona
per qualche minuto, per la durata di una
canzone, la monotonia asfissiante, chiudi gli
occhi e sogna.
Lo
so, mi rendo conto della difficoltà che avrai
nel riportare l’attenzione sulle cartacee e
rumorose pagine del giornale, ti sembra tutto
fuori fuoco, la poesia ha innalzato la tua
percezione ad un livello metafisico, una sorta
di “nirvana”.
Non
ti preoccupare se tutto ti sembra sfocato, il
problema non sono i tuoi occhi.
Interno.
Notte fonda. La pioggia batte sui vetri di una
piccola stanza d’ospedale.
L’immagine
è in bianco e nero; c’è un letto al centro
della stanza e un piccolo drappello di persone
con gli occhi verso il basso che cercano di
fermare quelle lacrime che cadono senza
controllo.
Un
rumore digitale, proveniente da una di quelle
tante macchine attaccate con tubi e cavetti,
scandisce il battito cardiaco dell’uomo
agonizzante.
È
lento, molto lento.
Lo
sguardo dell’uomo è vitreo, spento e rivolto
verso quel “non si sa che” nell’infinità
dell’universo.
Il
battito rallenta la sua affannosa corsa
“din….din……din……..din……….din”
diminuisce sempre più e poi un suono fisso,
continuo, limpido e terribile.
Il
cuore si è fermato.
Un
pianto mozzato.
Abbracci
di conforto.
Parole
bisbigliate, incredulità.
La
pioggia aumenta la sua intensità. Sembra che
neanche il cielo riesca a trattenere le lacrime.
È
morto De André.
Esterno.
Notte fonda. Pioggia battente. In giro non c’è
nessuno, solo la luce nebbiosa dei lampioni di
Milano.
In
quella cupa notte invernale in quella stanza,
fredda e umida di pianti, si è spento uno dei
più grandi poeti del nostro tempo.
Il
cd all’interno dello stereo continua la sua
vorticosa corsa circolare, intanto tu ancora lì,
ad ascoltare le sue parole, la sua poesia.
In
questo modo quell’uomo vive ancora, nei
ricordi della gente che lo ha amato, nei ricordi
dei suoi numerosissimi fans e in fondo di tutti
noi,la poesia è stato il suo “elisir di vita
eterna” il suo “santo graal laico”.
De
André era un bel signore, con il viso di chi ha
vissuto pienamente la vita, con gli occhi
pesanti, semichiusi ma vivi e con la voglia di
osservare.
La
sua voce era cruda, roca per migliaia di
sigarette, dura e reale.
La
sua musica, poesia.
Ha
vissuto una vista sregolata, non seguiva dettami
imposti dalla società, non si piegava alla
moda. Amava sul serio senza compromessi come
allo stesso modo odiava senza mezze-misure.
Era
un uomo, un musico, ma soprattutto un poeta,
possedeva qual raro talento di saper
stupendamente descrivere ciò che ci circonda, i
controsensi e le ipocrisie.
Non
era mondano, non amava la celebrità, cantava
quando poteva e come voleva.
Affrontava
la vita di petto, con le braccia aperte come
fossero ali, con i suoi lunghi capelli
scompigliati davanti agli occhi, da ribelle, da
anarchico.
Me
lo immagino sul palco, mentre impugna la sua
chitarra.
Posiziona
il medio , l’indice e l’anulare in sol
maggiore, pizzica le tre corde con i
polpastrelli e inizia una sua canzone.
Il
pubblico è in delirio, lui lì, con lo sguardo
sulle sue mani, i capelli davanti agli occhi e
la bocca sul microfono.
Era
un artista, uno dei più grandi, e per questo
era fragile, come l’amico di una delle sue
poesie.
Ci
mancherà, il suo non aver paura, ci mancherà
moltissimo.
….ognuno
lo capiva che un eroe si perdeva e qualcosa
finiva”
c’è
un verso di una canzone di Guccini che può
descrivere una parte del suo animo, quel suo non
essere cattolico man quel suo essere
equipaggiato di quel senso di perdono, di quei
valori morali professati dal cristianesimo che
lui aveva configurati in se.
….venite
pure avanti, facciamola finita,
voi
preti che vendete a tutti un’altra vita,
se
c’è come voi dite un Dio nell’infinito
guardatevi
nel cuore l’avete già tradito.
E
voi materialisti col vostro chiodo fisso,
che
Dio è morto e l’uomo è solo in
quest’abisso,
le
verità cercate per terra da maiali,
tenetevi
le ghiande lasciatemi le ali.
Tornate
a casa nani, levatevi davanti,
per
la mia rabbia enorme mi servono giganti,
ai
dogmi e ai pregiudizi da sempre non
abbocco…..”
Questo era Fabrizio De Andrè......
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