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Realizzazione
di un CD ROM sulla Provincia di Rieti
Progetto
Biblioteche
Educazione
interculturale |
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Nella prassi
didattica appare necessario affiancare agli aspetti tecnici e addestrativi
della formazione dei docenti una valutazione critica di sensi, scopi e
contesti educativi, all'interno dei quali impiegare le nuove tecnologie,
intese come risorse comunicative, cognitive e metacognitive, che, una volta
adattate ai percorsi formativi, possono agevolare la comunicazione, la
documentazione e soprattutto la riflessione sulle esperienze da parte di
tutti i soggetti coinvolti.
Modelli
culturali di riferimento per la formazione tecnologica
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Formazione
non esclusivamente tecnologica:
la dimensione tecnologica va considerata solo in riferimento ad altre
prospettive di tipo didattico-metodologico, che possono contribuire a
far capire agli insegnanti "come, quando e soprattutto
perché" impiegare le nuove tecnologie (per non rischiare la
"saturazione tecnologica" è opportuno aver sempre chiari i
risvolti metodologici).
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Formazione
all'interno di progettualità definite: per
dare sensi e scopi immediati all'utilizzo delle tecnologie. La
formazione non va effettuata "a pioggia" (tutti devono essere
formati e saper almeno accendere un computer …), ma calibrata ed
inserita all'interno di sperimentazioni, che prevedano un diretto e
tempestivo coinvolgimento di gruppi di docenti, intenzionati a
"provare con i propri studenti", senza far passare troppo
tempo dalla fase di formazione a quella di attuazione.
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Formazione
"in itinere": non basta il corso
fatto all'inizio dell'anno, se non viene accompagnato da altre
esperienze e soprattutto dall'assistenza e dal monitoraggio, strada
facendo, di chi ne sa di più. Le venti-trenta ore di un corso servono a
dare padronanza del mezzo, ad esplorare le potenzialità dei programmi
oggetto di studio, a vincere soprattutto le ansie di tipo psicologico,
ma occorre soprattutto "mettersi in gioco" e continuare ad
esercitarsi, "facendo insieme ai colleghi e soprattutto ai propri
allievi".
Come?
Da autodidatti:
la formazione domiciliare andrebbe favorita ed incentivata in qualche modo
dalle istituzioni scolastiche (non si sa bene con quali forme di
"credito"; ma studiare un modello di certificazione ).
Con un gruppo di "auto-aiuto":
ogni scuola dovrebbe creare uno staff di supporto tecnico per continuare a
seguire la formazione dei docenti, attraverso attività di aggiornamento
interno o tramite forme di "tutoraggio assistito", almeno nelle
fasi preliminari o in quelle organizzative. L'utilizzo dell'organico
funzionale di Circolo, secondo quanto previsto dall'Autonomia Scolastica,
potrebbe andare in questa direzione, ipotizzando figure "locali"
di supporto e di consulenza in itinere, che possano diventare punti di
riferimento per i colleghi, con interventi di coordinamento e di
progettualità formativa.
In "cooperazione
con altre scuole":
l'interazione tra chi ne sa meno e chi ha raggiunto un grado di expertise
tecnologica maggiore può contribuire a far sì che la formazione diventi
permanente e meno generica, in quanto aperta al confronto su questioni nate
all'interno di contesti specifici, ben noti a tutti gli attori. Dedicare
momenti all'analisi di "casi significativi" e alla presentazione
di esperienze già attuate altrove può inoltre dare operatività alla
formazione stessa, arricchendola di quel pizzico di concretezza che serve a
trovare sensi e scopi immediati a quel che si sta imparando a fare.
Con l'aiuto
di "esperti remoti":
creare una rete di aiuto, da attivare per tutto il periodo di
sperimentazione di un'esperienza attraverso l'assistenza ed il monitoraggio
di esperti remoti, contribuisce a dare sicurezza ai docenti (non è solo
avere "l'help in linea", ma poter contare sulla consulenza e sui
suggerimenti di persone che hanno accumulato un rilevante e significativo
patrimonio di riflessioni e di esperienze sul campo; nel caso di attività
di ricerca-azione on line, , è utile avere anche "un coordinatore di
rete").
Formazione come
attività pratica alternata a riflessione teorica:
i consueti piani di formazione in genere non prevedono o non danno spazio
sufficiente a momenti di "riflessione critica" su quanto si sta
facendo o è stato svolto, mentre sarebbe fondamentale introdurli come
segmenti integranti la formazione vera e propria (la competenza tecnologica
non va pertanto mai disgiunta dalla consapevolezza didattica).
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Formazione
come autovalutazione delle competenze acquisite
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Formazione
come autovalutazione del percorso compiuto
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Formazione
come produzione di strumenti di monitoraggio condivisi
continua
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