La riforma della
scuola targata Moratti, che ha trovato il tassello conclusivo
con la recente approvazione da parte del consiglio dei ministri
del decreto che riguarda la scuola superiore secondaria,
presenta criticità di un certo rilievo per i licei, almeno su
due fronti: l'orario e la valutazione degli studenti.
L'orario indicato nella riforma si configura come una ´gabbia
libera' nella quale non si possono operare molti ritocchi. In
pratica 25 ore circa di lezione, uguali per tutti ed una
differenziazione che interesserà solo tre ore opzionali, ma
obbligatorie, che dovranno indirizzarsi verso ambiti
linguistico-espressivi e l'area matematica-scientifica, compresa
l'area motoria. Questo per i licei senza indirizzi e cioè il
classico, lo scientifico, il linguistico e scienze umane. Per
gli altri licei, altri quattro, a indirizzo specifico le materie
opzionali ma obbligatorie si indirizzeranno anche verso i
probabili sfoghi universitari. In questo scenario sparisce ciò
che aveva caratterizzato per anni la nuova scuola
dell'autonomia. Saranno i vari istituti ad accendere
insegnamenti che però dovranno essere decisi dalle famiglie.
Quindi variazioni di orario, di posti di lavoro, cattedre,
oppure prestazioni aggiuntive. Il tutto è ancora poco chiaro. Le
richieste nelle aree opzionali, ma obbligatorie, saranno perciò
decise da un livello sociale di fruitori e soddisfatte da un
altro livello, in questo caso istituzionale. Uno stretto
rapporto scuola famiglia tutto da inventare e da rodare. Fino ad
ora erano i vari istituti che offrivano, attraverso il Pof, il
piano dell'offerta formativa, una serie di possibilità ai futuri
iscritti. E le scuole si caratterizzavano proprio per la più o
meno ricca offerta formativa.
Ora tali
dislivelli, nel ricercare l'eccellenza, vengono a cadere. A
cadere potrebbe pure essere anche la ricerca della
certificazione dell'eccellenza che molte scuole, in alcune
regioni d'Italia, stanno perseguendo, il famoso bollino blu, che
serve, in prospettiva, a ottenere fondi europei per
sperimentazioni, progetti ed altro similare. Tutto molto più
difficile da raggiungere in una situazione di radicale
uguaglianza di fondo.
L'altra questione
non ancora completamente risolta riguarda la valutazione degli
studenti. Nel testo appare chiaramente indicata, in un punto
preciso, che questa deve essere annuale. Ma in altri punti si
parla di passaggio al ciclo superiore, e tutta la riforma è
divisa in bienni. I cinque anni delle superiori divisi in due
più due più uno. Sembrerebbe, leggendo lo schema di decreto
legislativo, che vi sia necessità di motivi molto seri per
valutare negativamente un alunno alla fine dell'anno singolo.
Mentre più libertà di scelta vi sarebbe per il passaggio al
biennio successivo. E sinceramente non si capisce molto la
divisione in bienni, con l'ultimo anno a fare da propedeutico
all'università, anche se con possibilità di completare i
percorsi precedenti, di meglio definire i programmi. Tenendo
presente la riduzione del numero di ore, si ridurrà di certo
anche la necessità di insegnanti. Con effetti negativi per la
possiblità di seguire meglio e più da vincio i ragazzi.
E dobbiamo sempre
tenere presente che gli indicatori europei non ci vedono in
posizioni di merito per ciò che riguarda gli indici di capacità
scolastiche.