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I dirigenti scolastici valuteranno i docenti ogni 4 anni e avranno
voce in capitolo nei passaggi di grado della carriera degli
insegnanti. Il docente collaboratore vicario non esisterà più e al suo
posto subentrerà il vicedirigente: una nuova figura a cui si accederà
per concorso.
Sono queste alcune delle novità più importanti del disegno di legge
Santulli-Napoli, sullo stato giuridico degli insegnanti, che il 29
settembre scorso ha ripreso il suo iter al Senato, in Commissione
Istruzione. I docenti, dunque, saranno sottoposti gerarchicamente
al dirigente e al vicedirigente e, in qualche misura, anche ai docenti
esperti.
Quest’ultima figura, che coinciderà con l’ultimo grado della carriera
dei docenti, suddivisa in 3 livelli (iniziale, ordinario ed esperto)
assumerà incarichi complessi, come per esempio, la funzione
strumentale, e coordinerà la didattica, avrà funzioni di tutoraggio e
di collaborazione con il dirigente. I docenti esperti, peraltro,
saranno presenti in commissione all’atto della valutazione periodica
dei docenti insieme al dirigente e a un ispettore. La valutazione non
avrà funzioni di carattere disciplinare. Salvo in caso di gravi
inadempienze. Fermo restando, però, che l’esito delle valutazioni
periodiche sarà determinante per la carriera.
Le Rsu dei docenti spariranno e le rappresentanze dei docenti saranno
suddivise tra il tavolo negoziale e un organismo tecnico di
rappresentanza, prevalentemente a carattere consultivo, simile
all’attuale Consiglio nazionale della pubblica istruzione (Cnpi).
Il nuovo Cnpi, oltre ai consueti compiti consultivi e disciplinari,
avrà anche il compito di redigere il codice deontologico, alle cui
violazioni faranno seguito le sanzioni disciplinari. L’organo
collegiale indicherà anche i criteri generali per la valutazione dei
docenti.
I diritti e i doveri dei docenti saranno definiti per legge e
l’amministrazione centrale avrà il potere di interpretare le norme con
le circolari. Alla contrattazione saranno affidate solo alcune
materie residuali. Ciò vuol dire, che se la disciplina dei permessi
sarà compresa nella riserva di legge, si ritornerà ai vecchi congedi.
E ciò comporterà la retrocessione dei permessi, da diritti soggettivi
a semplici interessi legittimi, con conseguente assoggettamento della
relativa disciplina alla discrezionalità del dirigente scolastico.
La contrattazione della retribuzione rimarrà, invece, di competenza
del tavolo negoziale, che si limiterà a fissare gli importi, ma non
avrà più voce in capitolo sulla prestazione, che sarà fissata per
legge.
Antimo Di Geronimo
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