







- Pasquale Verdone 1988-1999
-
- Entro queste date s'inscrive il percorso
della formazione e della maturazione di un'artista che ha
intrapreso, fin dall'adolescenza, un suo cammino complesso e
affascinante alla ricerca di una cifra e di una dimensione
originale misurandosi con le problematiche dell'arte
contemporanea. Le prime prove di Pasquale Verdone (1979 - Isernia;
1980 - Termoli; 1983 - L'Aquila) restano escluse dalla sequenza
cronologica documentata nella mostra antologica, ma ne
costituiscono le ineludibili premesse. Così nel catalogo
della Rassegna d'Arte Molisana (1980) Pasquale Verdone viene
presentato: «Ha sedici anni. Ha frequentato il 2° anno
dell'Istituto d'arte di isernia e si dedica alla pittura con
passione». Nella sua essenza, l'artista è già
rivelato nella sua carica emotiva intensa e appassionata, che
matura attraverso esperienze rigorose di studi accademici e di
sperimentazione assidua negli anni a seguire.
- L'attività di studio e di ricerca
si fonda essenzialmente, per il ventenne studente dell'Accademia
di Belle Arti dell'Aquila, sulla sperimentazione delle tecniche,
tese progressivamente a raffinarsi focalizzando taluni aspetti che
si condensano intorno ai nodi della dimensione e della materia. La
tecnica mista (o meglio, le tecniche miste, vista la
capacità di inventarne di sempre nuove e valide) si rivela
l'arma vincente di una sfida quotidiana che il giovane Verdone
rivolge a se stesso, impegnandosi a ricapitolare le conoscenze
acquisite mediante uno studio assiduo e rigoroso, assimilandole e
flettendole a far sì che valgano ad esprimere contenuti
ancora sfuggenti e per ciò stesso ineffabili. Così
le «sagome misteriose e inafferrabili» della mostra
aquilana dell' '87 sono un omaggio ai maestri più amati, un
saggio delle tecniche messe fin qui a punto, un'anticipazione
degli esiti di un equilibrio ancora lontano, velato da una patina
cromatica densa ed opaca capace di effetti inquietanti, ma
indubbiamente intraveduto e fortemente ambito.
- Gradualmente, l'attenzione si concentra
sulla forza evocativa degli sguardi che illuminano volti attoniti,
sfiorando gli oggetti della vita quotidiana, per dilatarsi e
aprirsi alla dimensione del paesaggio.
- Ma per Verdone, che nel frattempo ha
intrapreso felicemente nuove esperienze, misurandosi con la
tridimensionalità della scultura, con la duttilità
della ceramica, il paesaggio rifugge da tentazioni naturalistiche
e arcadiche nostalgie pittoricamente suggestive.
- Il paesaggio, che diventa il tema
ricorrente della sua opera e della sua sperimentazione, è
piuttosto il risultato della sedimentazione di una presenza umana
antica di generazioni, onusta di storia, che si riverbera nelle
pietre solide e regolari delle mura di città medievali, si
mostra rarefatta nelle trame dei campanili e dei balconi, negli
acciottolati mal connessi dei vicoli, nei portali maestosi pure
nell'abbandono e nel degrado, marcato dai cromatismi intensi dei
primi anni '90, negli «spaccati di pietra».
- A volte, la figura torna ad emergere,
fusa nelle pietre e nei mattoni, stemperata nel grigio e nell'ocra
della materia: sono allora gli autoritratti intensi, che
restituiscono dell'artista l'impegno meditativo e la paziente
tenacia che si esprime nella comprensione della realtà e
nella condivisione di un segreto, reso palese attraverso l'opera
pittorica, sono gli occhi allegri e buoni, ammiccanti e sereni di
una compagna amata, che gioca un suo ruolo discreto e prezioso,
nel corso di questi anni così intensi di maturazione
professionale ed umana.
- Gradatamente, gli «spaccati di
pietra» si attenuano nei cromatismi, i tratti si
assottigliano proponendo letture in filigrana di luoghi svuotati
di presenze umane comunque ineludibili, a volte evocate dagli
oggetti della vita d'ogni giorno, a volte sorprese, appena
intraviste, come in una vecchia lastra fotografica. Il piacere, il
gusto della performance, del gesto pittorico di ampio respiro
restano una costante nell'esperienza maturata da Pasquale Verdone,
che si cimenta nelle grandi dimensioni sulle tematiche della
sociabilità, approdando agli «spaccati di vita»
dell'Estate Agnonese del 1992 e più tardi, nel 1998,
all'omaggio caravaggesco che rivela l'artista come maestro
autentico, impegnato nel proporre ai giovani allievi lo studio e
l'esempio dei grandi pittori del passato liberandoli ad un tempo
dalle pastoie di un apprendimento ripetitivo e manierato. Pasquale
Verdone è maturo, dunque, per un bilancio della propria
esperienza. I suoi approdi sicuri gli consentono di marcare a
ritroso le tappe del cammino percorso, progettando itinerari
futuri.
- E l'approdo più attuale appare
squisitamente informale, connotato dal ricorso a materiali poveri,
al limite del riciclaggio. ancora una volta, un omaggio ai maestri
della pop art, una citazione autorevole o ironica, un'intelligente
adesione a modi rispetto ai quali Pasquale Verdone riesce sempre a
marcare una propria autonomia, senza adeguarsi ad una moda ma
facendo ricorso ad un apparato di simboli e segni mutuato dallo
«spirito del tempo» e maturato attraverso filtrate,
selezionate frequentazioni culturali ed artistiche. Pasquale
Verdone ha tracciato fin qui un cammino coerente, nel quale ogni
tappa ha rappresentato un importante tassello, essenziale alla
ricomposizione di una totalità coincidente con la sua
personale maturazione: l'augurio è che il 1998, segnando un
punto d'arrivo importante, costituisca del pari un saldo
presupposto per gli esiti della sua futura vitalità
artistica.
Ileana Tozzi